Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

17 apr 2011

Non temo i greci, temo Demostene

C'è chi ha avuto sedici anni durante la Grande Guerra, chi durante la Seconda Guerra Mondiale. C'è chi li ha avuti durante la crisi dei missili del '62, durante il maggio '68 o l'inverno del '77. Altri invece a sedici anni hanno vissuto le ripercussioni del disastro di Chernobyl o della guerra dei Balcani.
A quell'età io ho vissuto l'11 settembre, e la guerra neo-coloniale che gli Stati Uniti hanno scatenato sull'onda emotiva derivante dal primo attacco militare sul proprio territorio (Pearl Harbour esclusa).
Tutto questo non importa.
Infatti, sono convinto che per tutti i sedicenni di ogni epoca iscritti al Liceo Classico esista una sola cosa che abbia turbato realmente i propri sonni: l'interrogazione di classico greco.
Il Greco antico è la materia ostica per antonomasia, un qualcosa per cui l'espressione leopardiana "studio matto e disperatissimo" sembra coniata su misura. Spesso viene equiparato al Latino, perchè alla fine si tratta di fare per ambedue le lingue morte le stesse cose: imparare declinazioni, paradigmi e modi verbali, tradurre in Italiano. In effetti è così, se non fosse che tra imparare il Greco o il Latino corra la stessa differenza che c'è tra l'apprendere l'Inglese o lo Spagnolo. Per quest'ultimo, anche se non si è ferratissimi, magari il senso ultimo di una frase si riesce a captare lo stesso. Per l'Inglese è più difficile.
Per il Greco, difficilissimo.
Chiunque di voi abbia fatto parte di una quarta ginnasiale ricorda cosa si provi a essere messo davanti a una favola di Esopo lunga quattordici righe da rendere dal Greco all'Italiano. Avrete tutti dimestichezza con la frustrazione derivante dall'aver capito che nella storia siano coinvolte una lepre e una tartaruga, ma senza la più pallida idea di come esse interagiscano per le restanti tredici righe. Ciascuno di voi ha visto ingenuamente nel proprio "Rocci", il dizionario Greco - Italiano per eccellenza, un valido alleato per poi realizzare con amarezza che in realtà si trattava di un ostico avversario. Ciascuno di voi ha alla fine fatto di necessità virtù, optando in extrema ratio per l'ultimo e disperato strumento a disposizione di un giovane classicista in erba: la traduzione a spallate. Questa pratica, incubo di ogni professore di Greco del pianeta, si divide fondamentalmente in due pratiche ciascuna volta al raggiungimento del medesimo obiettivo: tradurre integralmente il testo che si ha sottomano, qualunque cosa succeda.
La prima pratica è la più semplice e consiste nel tradurre utilizzando la prima parola che il dizionario riporta, senza riflettere. Di solito la si utilizza quando si è impiegata circa un'ora e mezza per tradurre la prima frase del testo, senza comunque riuscire a darle un senso logico compiuto. L'alunno allora si dà per vinto, e dunque traduce in 10 minuti la restante parte senza curarsi di ciò che scrive. I maldestri lirismi che scaturiscono in questi casi hanno di solito una spiccata componente comica:

L'albero era rifugio di struzzi e altri polli...

Gli alberi più grandi crescono in una giornata...

E gli uomini faranno il tenero amore con gli animali...

Sono sicuro che questi stralci provenienti dal mio archivio privato di castronerie liceali vi abbiano strappato un sorriso, eppure vi assicuro che essi trasudano tutta la sofferenza provata dal povero studente chiamato a una sfida impari.
La seconda pratica è ancor più terribile: in questo caso il liceale crede di aver intuito, da stralci di testo che secondo la sua opinione ha tradotto esattamente, il canovaccio del passo da tradurre. Dunque cerca strenuamente di indirizzare la traduzione su quel canovaccio, facendo uno sforzo filologico sovrumano che si ripete per ogni parola resa dal Greco all'Italiano. Inutile specificare che nel 90% dei casi il senso generale individuato dall'alunno è totalmente errato, e che quindi con la seconda pratica si ottenga il medesimo risultato che si ottiene utilizzando la prima: un 3 al compito in classe.

E quello, da tutte le opere e gli autori dello stesso, tolse il nome e aggiunse le tenebre, in un qualche fulgore della sua chiarezza.

L'unica differenza è che lo studente per il proprio sforzo ha visto inutilmente la propria fronte imperlarsi di sudore e accendersi in lui un bagliore di futile speranza, mentre il professore è inorridito ancor di più, come si evince dai punti di domanda che ha disegnato calcando con la matita blu fino a spezzarne la punta.
Se dunque per un liceale lo scritto di Greco rappresenta una spada di Damocle sulla sua testa, l'interrogazione di classico greco è una sicura ghigliottina.
Lo studente è infatti chiamato a leggere metricamente un testo complesso, fornirne la traduzione, essere in grado di individuarne le particolarità grammaticali e sintattiche, contestualizzarlo attingendo alle sue conoscenze di letteratura e storia greca.
Pura fantascienza.
Da un'interrogazione del genere non si ha scampo, non si può copiare nè dissimulare. Il classico greco rappresenta in qualche modo la sublimazione del pensiero socratico: prima di essere chiamato alla cattedra tu sai di non sapere, dopo l'interrogazione lo sa anche il tuo professore.
Va riconosciuto però che i docenti di Greco non sono (o almeno, non tutti) dei sadici che traggono piacere nel vedere adolescenti arrovellarsi su un testo per loro indecifrabile. Certo, dev'essere difficile mantenere la calma quando ti viene detto che le "Filippiche" furono scritte da Filippo il Macedone.
La realtà è che il Greco risulta così difficile perchè dominarlo è come imparare a suonare uno strumento: bisogna dedicare molto tempo a impararne le basi e bisogna farlo subito, altrimenti recuperare diventa difficilissimo. Così, come al mondo è pieno di gente che dice di suonare la chitarra da anni ma poi non sa cosa sia una scala pentatonica, allo stesso modo i Licei Classici pullulano di adolescenti che studiano il Greco da cinque anni ma che magari non sanno distinguere tra un sostantivo e un verbo.
Io personalmente non ho mai amato la materia; dopo l'esame di maturità ho giurato che non avrei tradotto mai più. Non che il mondo abbia perso in tal modo un gran classicista, anche se magari i miei fratelli minori avrebbero beneficiato delle mie seppur labili conoscenze.
E' raro che uno studente ami il Greco.
Farlo è pericoloso: si rischia di ritrovarsi iscritti a Lettere Classiche.
Io, avendo a che fare giornalmente con la materia per un lustro, ho però imparato tre cose: il fatto che per ogni cosa esista un legame indissolubile tra passato e presente, di come da un'unica radice comune si possano declinare infiniti concetti e di quanto sia labile il confine tra giusto e sbagliato, tra "traduzione personale" e "traduzione errata", tra errore rosso ed errore blu.
Il Greco mi ha dato la tangibile conferma di come non importino i modi per rendere un qualcosa, l'importante è che alla fine il fiume giunga sempre al mare.




12 apr 2011

Il generatore di aneddoti su Carlo

Per usare un sillogismo tanto caro al nostro Premier, essendo io un militante comunista la mistificazione della realtà è il mio pane quotidiano.
In effetti, spesso mi capita di "romanzare" aneddoti realmente accaduti aggiungendo particolari che li rendano più interessanti e/o divertenti.
Niente di strano s'intende, non violento i miei ricordi come Isabel Allende ha fatto per scrivere "La casa degli spiriti" (anche se lei in quel modo ha fatto un sacco di soldi mentre io mi ritrovo alle 4 del mattino a scrivere su un blog che non legge quasi nessuno).
Comunque, negli anni la mia stessa attitudine a "romanzare" è diventata oggetto di mistificazione, tant'è che ogni cosa che racconto viene a priori tacciata d'inattendibilità.
Il più intransigente in questo senso è il mio amico Carlo (il Cunctator mio "duro e puro" compagno di viaggio), che è sempre pronto a considerare un mio aneddoto totalmente inattendibile anche se differisce dalla realtà solo per un piccolo particolare. Potrei raccontare qualcosa che lo riguarda con lo stesso rigore con cui si redige un verbale di polizia, ma se ad esempio sbagliassi il colore della maglietta che indossava in quella specifica occasione allora per lui tutto sarebbe falso e io il solito millantatore.
Dato che sono un accanito fan della vendetta, ho deciso quindi di pormi in opposizione frontale a questa sua fiscalità inventandomi arbitrariamente e di sana pianta aneddoti che lo riguardano. Ormai sono anni che porto avanti questa mia personale battaglia, e i falsi aneddoti su Carlo si diffondono sempre più anche grazie al proattivo apporto di comuni amici compiacenti.
Stavolta però ho superato me stesso: sono riuscito a creare, smadonnando un po' con HTML e Javascript, un generatore automatico di falsi aneddoti su Carlo. Basta un click e una nuova appassionante storia che lo riguarda comparirà qui sotto, pronta per essere spiattellata ai quattro venti e indebitamente considerata vera.
Divertitevi quindi, e postate l'aneddoto che più vi ha colpito tra i commenti. In questo modo creeremo un archivio di false storie su Carlo, che potremo rileggere ogni volta che vorremo fino a farle divenire col tempo memoria collettiva...

IL GENERATORE DI ANEDDOTI SU CARLO

07 apr 2011

Aggira la moda

Da qualche giorno la primavera ha sfondato la porta, innalzando le temperature in modo imbarazzante. Dopo un inverno rigido combattuto con indosso un giubbottino da mezza stagione, ecco che si ripresentano tutti i limiti del mio esiguo guardaroba.
Ad aggravare ulteriormente la situazione è dunque arrivato il caldo, che io personalmente sopporto molto meno del freddo. Dunque, dato che alcune t-shirt che indosso regolarmente sono ormai nel mio armadio da oltre un lustro, credo sia improrogabilmente arrivato il momento di includere delle new entries nel mio parco magliette.
I miei ultimi acquisti risalgono al settembre 2009, quando alla festa dell'Unità (che qualche sfigato teocon si ostina a chiamare "festa democratica") ho preso 2 magliette rosse con impresse stampe nostalgico-comunista (un mio grande classico).
Come avrete intuito, non sono un consumatore facile. Anzi, sono l'incubo dei markettari dell'abbigliamento. Non sono sensibile alle mode, non faccio mai acquisti d'impulso, vesto sempre alla stessa maniera seguendo canoni molto rigidi. Quando ho bisogno di vestiti, vado dove so che posso trovare ciò che voglio rapidamente e non mi faccio distrarre da niente e nessuno.
Questo mio atteggiamento (ho bisogno del capo d'abbigliamento X, mi reco in un punto vendita dove posso trovarlo, lo compro ed esco) mette a disagio i commessi.
Non sto scherzando.
Ricordo che l'ultima volta che ho fatto scorta di Levi's 501 ho dovuto spendere 10 minuti per spiegare alla commessa che della vestibilità 2010 dei nuovi jeans, a quanto pare più stretta alle caviglie, a me non fregava un cazzo. Lei non ci credeva, continuava a chiedermi di provare i nuovi modelli. La cosa che più mi ha stupito è che non cercava di convincermi per seguire direttive aziendali (alla fine la differenza di prezzo tra i 501 e i nuovi modelli era minima), solo non si capacitava che fossi così determinato a comprare un pantalone non molto in voga tra i giovani. Beh, a me i 501 stanno comodi. Sono dritti e semplici, non hanno tasche e cerniere inutili, nè lavaggi troppo appariscenti. Inoltre, durano anni.
Alla fine comunque l'ho convinta ad accogliere la mia lapidaria richiesta iniziale: "Salve, ho bisogno di due Levi's 501 taglia 39, uno nero e uno blu. No, non li provo perchè sono uguali a quelli che indosso ora" e l'ho anche ringraziata perchè è stata disponibile e gentile.
Una cosa simile mi è successa per gli occhiali da sole: volevo un paio di Ray Ban Aviator con montatura dorata e lente scura. Non c'era verso, il commesso ha anche cercato di farmi provare un modello con le stanghette rosa sperando di convincermi con la frase: "Questo sarà il modello dell'estate..."
Alla fine anche lui si è dato per vinto, anche se il modello che volevo ha dovuto ordinarlo perchè (testuali parole): "Non lo abbiamo in negozio perchè fuori moda".
Tutto questo per far capire quanto io sia un cliente difficile, con un gusto personale così strutturato che raramente si lascia impressionare da un capo che nota in giro.
Anche per le magliette ho dei canoni precisi: devono essere aderenti (la prova che faccio è: se alzo le braccia e mi si vede l'ombelico allora la taglia è giusta), in un cotone di qualità perlomeno soddisfacente, tendenzialmente monocolore (privilegiando il rosso), devono avere una stampa che comunichi qualcosa e devono costare al massimo 20 Euro.
Ultimamente trovare magliette che rispettino questi requisiti è diventato quasi impossibile, anche perchè ormai la maggior parte le ho già comprate... Ecco il motivo per cui quest'anno ho deciso di autoprodurmi un corredo di nuove t-shirt, tutte ideate da me tranne la numero 2, una vecchia idea del Corvo (che infatti per fargli un tributo sarà nera).
Una volta qualcuno ha detto che in un libero mercato non possiamo aspettarci di avere il monopolio delle buone idee, e infatti so di non essere nè il primo nè l'ultimo a farsi le magliette da solo. Alla fine serve solo un'idea simpatica, una maglietta di Decathlon (le consiglio, sono di buona qualità) e un plotter, e non è un segreto che  magliette del genere costino il 70% in meno di quelle che si trovano in negozio (pur essendo entrambi capi prodotti a Taiwan con sopra una stampa a caldo).
Per ora ne ho preparate sette, che ho raggruppato in una sorta di campionario virtuale. Lo condivido con voi qui sotto, magari sarà d'ispirazione per qualcuno...
Piccola comunicazione di servizio: per vedere i modelli in dettaglio, basta cliccarci sopra.
Naturalmente nuove idee e suggerimenti sono ben accetti, quindi non fate complimenti. Nel frattempo, date un'occhiata:

AGGIRALAMODA - COLLEZIONE PRIMAVERA / ESTATE 2011 

# 1
 CIA
Organizing golpes since 1950

# 2
 Ghostbusters
They are ready to believe You

# 3
This man still loves Macarena 

# 4
Sim' turaist' inglais' 

# 5
 Padre Clio
Once he was protecting you during driving.
Now he drives.

# 6
Show me your genitals 

# 7
Mr Wolf solves problems.
Jesus dies for you.
Who ya gonna call?