Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

5 nov 2010

Trick or Treat: il disagio mentale d'intagliare le zucche

Per la serie "Altri scrittori contingenti", ecco un altro post di Juanna. Si tratta di un pezzo infervorato in cui l'autore, col piglio incalzante derivante dell'essere figlio di un fondamentalista salernitano, si scaglia contro l'omologazione dei costumi che attanaglia la nostra società capitalistica. Un sasso lanciato in uno stagno; anzi, in una di quelle fontane posticce che si trovano in tanti centri commerciali.

JUANNA PRESENTA: BUON HALLOWEEN, E VAFFANCULO!

Ma perché noi Italiani saremmo un popolo di cazzoni? Perchè ci accusano sempre di non adattarci ai nuovi costumi , di non aprirci alle altre culture e di arroccarci sulle nostre tradizioni centenarie o addirittura millenarie? Tutto ciò è falso! Noi siamo bravissimi a recepire le nuove idee, a far nostro ciò che proviene dalle altre civiltà, dagli altri stati, insomma DA FUORI.

C’è solo un problema, un gran bel cazzo di problema: tendiamo a scopiazzare soprattutto le cose sbagliate o le interpretazioni errate di cose giuste e se, per caso, aggiungiamo qualche integrazione o innovazione, puntualmente peggioriamo o snaturiamo quanto abbiamo preso a modello.

Gli esempi non mancano e mi sembra inutile stare ad elencarli tutti. Tuttavia un caso di questi, quello che più odio, mi si concretizza davanti ogni anno tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Una festa che proprio non sopporto: Halloween.

Presso non so quale popolo nordico (alcuni sostengono si tratti di quello irlandese, altri generalizzano parlando di cultura anglo-sassone, altri ancora vattelappesca…) si credeva anticamente che gli spiriti dei morti camminassero sulla terra nella notte tra il 31 ottobre ed il primo di novembre alla ricerca di corpi vivi da “possedere“, così i coglioni si travestivano da fantasmi ed altre creature della notte per ingannare le terribili entità che si aggiravano nelle tenebre, poi le zucche intagliate ed illuminate, cazzi e mazzi etc… etc….

Quando tale usanza è arrivata negli Stati Uniti d’America si è creato un business di proporzioni gigantesche: le maschere, i costumi, i dolci, gli adesivi e tutte le cazzatine orrorifiche possibili ed immaginabili, tutto all’insegna del “dolcetto o scherzetto?”. Sì perché anche le tradizioni si evolvono: da parecchi decenni i bambini americani quella notte si travestono da vampiri, fantasmi, streghe e quant’altro e bussano ad ogni porta ripetendo quella frase. Se non sono accompagnati da un adulto pare convenga dar loro qualcosa altrimenti tocca pulire la porta (nella migliore delle ipotesi). Da qualche anno questa festa si è diffusa anche in Italia, con tutte le conseguenze che comporta.

La ricorrenza in sé non è diseducativa, a renderla tale oltre che stupida, nociva e controproducente è il modo in cui la vivono e (adesso anche noi, purtroppo ) la viviamo.

Innanzitutto è più che palese che i nostri ragazzini festeggino Halloween solo o quasi solo per scimmiottare tutto ciò che fanno i loro coetanei nei film e telefilm americani, la qual cosa non indica solo carenza di creatività ma ci spinge ad aspettarci di tutto: dai discorsi ridicoli e perbenistici alla “Seventh Heaven” fino alle troiate e zoccolate di “Nip/Tuck ”; dagli stupri stile “il branco” fino agli esperimenti di Bart Simpson e così via.

Mentre poi i bambini piccoli seguono scrupolosamente la sicura e salutare dieta basata sull’ingozzarsi di dolci ricevuti da perfetti sconosciuti, i più grandicelli (dai 10 ai 14 anni) frequentano con diligenza il loro corso di educazione al “pizzo”… già, parlo di pizzo vero e proprio: se giri senza costume perché ti senti troppo grande per mascherarti e mi metti un petardo acceso nella cassetta della posta perché la schiuma non ti diverte più non sei un patito di Halloween, sei solo un pezzo di merda patito di estorsioni (e parlo per esperienza personale, mi viene da pensare che non portassero la maschera solo per evitare l’aggravante del volto travisato!) .

Anche a me piace l’ horror nella letteratura e nel cinema, anche a me piacciono le feste in maschera a carnevale e sempre… ma non vado a cacare il cazzo alla gente e non faccio danni (se non alla mia immagine).

Tra l’altro Halloween stimola fortemente le credenze di tipo magico-satanico-esoterico e arricchisce solo i commercianti; non è l’unica festa che possa comportare tali conseguenze, ma voi che preferite o che preferireste: un figlio immaturo e viziato che a 14 anni crede ancora a Babbo Natale o un sedicenne che tenta di evocare un demone sumero-babilonese nella convinzione che questa entità lo renderà eternamente pieno di figa e di soldi?

Ieri sera ho appreso che il mio vicino, stanco dei capricci del figlio e delle insistenze di sua moglie, si è messo in macchina per andare al paese vicino a comprare una “torta horror” piena di vermi fatti di zucchero, un manicaretto che gli è costato SOLO 35 euro. Sarà un padre privo di polso ma sciagurati come lui ce ne sono tanti e… aumentano!

Oggi ho incontrato quel bambino ancora vestito da diavoletto e quando mi ha urlato: “BUON HALLOWEEN” io gli ho fatto un cenno che lui ha interpretato come “Grazie, anche a te” ma che in realtà stava per “VAFFANCULO A TE E A QUEL COGLIONAZZO DI TUO PADRE!”.


23 ott 2010

In vinile veritas

Se c'è un oggetto da cui non mi separo mai, oltre al mio cappello, quello è il mio Ipod. Il fido Nikpod III, grazie alla rapidissima evoluzione tecnologica, mi permette di portare sempre in tasca tutta la mia collezione di musica (circa 7.000 brani, messa su CD occuperebbe una stanza...), di ascoltarla in high fidelity, di guardare film, di connettermi ad internet, di giocare con videogames graficamente evoluti, di produrre documenti word, e chi più ne ha più ne metta.
L'avvento del digitale ha infatti rivoluzionato il nostro modo di fruire la musica, producendo un suono sempre più pulito grazie a lenti ottiche e file digitali, e rendendola soprattutto facilmente trasportabile.
Questi fattori avrebbero dovuto letteralmente spazzare via l'obsoleto vinile, eppure non è così. Esiste uno sparuto numero di audiofili che continuano ad ascoltare musica su LP, come se i compact disc non fossero mai stati immessi sul mercato. Romanticamente, ricordano un po' quei soldati giapponesi che continuarono a presidiare le isolette dell'Indocina dopo il 1946 perchè nessuno li aveva avvisati della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Ebbene, io sono uno di questi.
Pochi sanno infatti che il vinile, in termini di prestazioni tecniche, offre grazie al suo sistema analogico un'insuperabile qualità di riproduzione in termini di dettaglio sonoro e scena musicale.
Il solo avere tra le mani un disco in vinile è di per se un'esperienza: oltre a essere esteticamente un bell'oggetto, ha un odore particolare che genera assuefazione (un po' come quello della benzina), ed è percorso da un microsolco a spirale che risulta ipnotico (soprattutto se guardato controluce).
E poi, è analogico. La puntina del giradischi percorre i microsolchi del vinile generando il suono. Non ci sono laser, nè suoni digitalizzati e compressi. E' tutta una questione di attriti, tant'è che periodicamente la puntina va cambiata. Si consuma.
Mi piacciono le cose che si sfregano e si consumano.
Ovviamente, per una riproduzione che sia allo stato dell'arte occorre un buon impianto. Beh, io grazie a dio posso usarne uno nel mio attuale covo. E' in quella libreria che è stato il più grande strumento formativo della mia adolescenza: una struttura imponente, in legno chiaro, i cui scaffali arrivano fino al soffitto. Per esplorare i ripiani posti più in alto, occorre usare l'apposita scala. Ho sempre trovato lì tutto ciò di cui avevo bisogno per lenire la mia curiosità. Non importava l'argomento, che fossero gli scritti di Marx ed Engels, la Bibbia, un atlante stradale dell'Europa o la notizia dell'affondamento del Titanic da leggere su un quotidiano originale del 1912, è sempre stato quello il posto dove cercare. Per certi versi, a quella libreria Wikipedia gliela può sucare.
L'impianto stereo occupa gli scaffali più in basso. E' a moduli, e l'equalizzatore da solo è grande quanto due lettori DVD messi l'uno sull'altro. Un nugolo di fili ramati corre dai suoi componenti alle casse, due Infinity in ciliegio alte quanto una tartaruga ninja. Il suo suono è definito e pieno. Potente. Regolando a 2 e mezzo il volume, il divano comincia già a vibrare. Eppure, il fondoscala è a 20.
Uno dei ripiani custodisce la collezione di dischi, una cinquantina in totale. La scelta è abbastanza ampia: c'è musica classica (il genere che rende di più ascoltato su vinile), i Jethro Tull, Mike Oldfield, Pink Floyd, ma anche Battisti e i Denovo.
Visti i miei gusti musicali, sembra quasi che i dischi siano miei.
Però non lo sono.
Sono del mio vecchio.
A pensarci è strano, dato che non è che i miei gruppi preferiti li abbia ereditati da lui. Anzi, se la sua collezione di dischi non fosse proprio accanto a un vecchio album di foto che ho rivisto di recente, probabilmente non mi sarei mai neanche accorto della sua esistenza. Non mi ha mai detto: "Ascolta questo, ti piacerà". Eppure oggi pomeriggio l'ho passato ad ascoltare il suo disco di "The Wall" dei Pink Floyd più e più volte, per prepararmi a vedermelo suonato dal vivo da Roger Waters ad aprile. Certo la sovrapposizione non è integrale, ma ci sono diversi punti di contatto che hanno ancor più valore in quanto spontanei. Diciamo che a entrambi piace la "musica vera", per dirla come farebbe il fantasma di un grande cantautore italiano.
E ora, mentre il lato A di "Thick as a brick" dei Jethro Tull ha appena finito di suonare, il silenzio della casa vuota è rotto da un solo rumore: il fruscio del giradischi che gira a vuoto. Lo stesso rumore che in questo momento fa la mia vita:

Frshhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh...

E' tempo di cambiare lato, e scoprire cosa c'è dall'altra parte del disco.


19 ott 2010

Dolce stil novo

Ebbene sì, finalmente l'ho fatto.
Certo, c'ho messo più ore del previsto.
E' tardissimo cazzo, o forse prestissimo. Questione di punti di vista.
Fa niente, perchè
udite udite:
IL BLOG E' MORTO, EVVIVA IL BLOG!!

La circostanza della contingenza, per la seconda volta dalla sua creazione, si rifà il trucco: layout nuovo, nuovi colori (ah, il rosso dominante!), nuova immagine nell'intestazione, nuovi caratteri, nuovo sottotitolo (anche se adorerò sempre grattarmi le ascelle, ultimamente ho un po' allargato i miei orizzonti) e, last but not least, pagine statiche.
Con quest'ultima novità il blog diventa navigabile e si avvicina come concezione a un normale sito, affrancandosi dall'essere un mero diario online.
Per ora ho aggiunto la sezione biografica, quella relativa al progetto mAd-Team (che spero prima o poi di completare con le numerose storie inedite che mi ostino a custodire nella mia testa) e la sezione musicale che è ancora "under construction" ma che credo vi stupirà. Il tutto è gestito da un fashionissimo menù interattivo, uno scherzetto da circa 1 ora di miseria, terrore e morte smadonnando con l'HTML.

Che dire, credo di aver messo abbastanza carne al fuoco.

Ora vado a dormire.
O a fare colazione.
Questione di punti di vista.

22 set 2010

La donna cane

La realtà è che sto diventando noioso. Mi sveglio la mattina con una donna al fianco. Bella. Nuda. Mia. Quando dico mia, non intendo che è la mia donna; o meglio, non solo quello. Mi spiego con una piccola divagazione:

Esistono due tipi di ragazze: quelle da tiro e quelle da esposizione. Le ragazze da tiro sono inclini a caricarsi addosso l'intero rapporto di coppia, con annesse gioie e dolori. Amano i grandi patemi, e quando non ce ne sono se li creano. Vivono ogni momento in modo straordinariamente intenso, e questo rende il rapporto simile a un ottovolante emozionale in cui tutto è fantastico e il giorno dopo da buttare. Amano essere al centro dell'attenzione, non per manie di protagonismo ma perchè hanno paura di sentirsi trascurate, in un circolo vizioso che a volte rasenta la paranoia.
Le ragazze da esposizione sono invece di più facile gestione. Sempre carine e curate, sanno risultare simpatiche e gradevoli ovunque si trovino. A differenza delle ragazze da tiro, non amano picchi melodrammatici in un rapporto, preferendo stabilità e sicurezza.


Conoscendomi, io sarei più un tipo da ragazza da tiro. Infatti, una volta ne avevo una.

Era un rapporto faticoso, che però dava le sue soddisfazioni. Il problema è che a me non piace dare attenzioni su richiesta, e a volte mi eclisso perchè adoro starmene un po' da solo con me stesso. Dunque, a lungo andare il continuo tentativo da parte della mia ragazza da tiro di attirare la mia attenzione non ha fatto altro che acuire la mia indifferenza. Fino al punto di rottura.
Per questo fui molto contento, poco dopo, di trovarmi insieme a una ragazza da esposizione. Dopo anni su un ottovolante, apprezzavo un po' di stabilità. Il problema è che questa stabilità si trasformò presto in calma piatta. Certo lei aveva un'impeccabile altezza al garrese, ma ogni volta che le lanciavo un bastone per giocare mi guardava perplessa. Non me ne ha mai riportato uno. Troppo poca interazione.

Così, dopo qualche tempo di aim, shoot and run, ora mi ritrovo con al fianco una donna ibrido: un po' da tiro, un po' da esposizione. A volte questo mi fa paura, principalmente per un motivo: a me piace raccontare aneddoti, non raccontarmi. Lo faccio solo quando mi va davvero e sempre centellinando le informazioni, come fossi una lumaca che esce dal guscio solo in determinate condizioni climatiche. Lei invece sta scardinando queste mie pseudodifese, riportandomi indietro bastoni senza che io nemmeno glieli lanci.
Se stessimo giocando una partita a Risiko, la immaginerei mentre conquista con pazienza un territorio a turno, rafforzando la sua posizione in attesa di cambiare un tris di carte. Si sta sostituendo, lentamente e con molta discrezione, a me stesso come mio interlocutore abituale.

Per questo sto diventando noioso: non mi basto più. Per la prima volta non sono autosufficiente.

Ecco da dove nasce la paura.

Non riesco più a trarre piena soddisfazione dai momenti che ritaglio solo per me. Mi annoio. Mi manca.

Eppure le ho provate tutte per cercare qualcosa che lei rifiutasse a priori. Per farmi dire: "Ok, questa cosa falla tu e noi ci vediamo dopo". Non perchè ne avessi reale bisogno, ma giusto per testare...
Così ho usato ogni arma di distruzione di massa ad oggi a disposizione di noi giovani uomini per tediare le nostre malcapitate compagne. Qualche esempio in ordine sparso:

- le ho insegnato a giocare a Poker;

- ho visto con lei Top Gear, un programma televisivo che tratta solo di automobili;

- più volte mi sono connesso con lei su Skype per poi strimpellarle per ore la chitarra in videoconferenza (con alterni risultati in termini qualitativi, e non certo per colpa della webcam...);

- l'ho sottoposta a ore ed ore di battutacce piene di cameratismo con annesse grasse risate tra me e altri giovani uomini (prevalentemente calabresi);

- le ho fatto guardare "Terminator Salvation" alle 3 di notte, commentando ogni scena in cui c'era Christian Bale con frasi del tipo: "Ma ti rendi conto? Questo tizio è sia Bruce Wayne che John Connor!!!";

- le ho fatto conoscere il gioco degli scacchi, passione che è quasi costata il divorzio a Lollipop, il più gracilino della Grande stirpe;

- le ho fatto fare un viaggio di 900 Km filati in moto a Febbraio, con una temperatura percepita (atmosferica + effetto vento) di circa -2 gradi;

- le ho raccontato nel dettaglio tutta la mia carriera pluriennale a "Football Manager", mostrandomi sinceramente preoccupato da un mio probabile licenziamento da ruolo di allenatore di una squadra di serie C2, tale Celano Olimpia.

Quando l'ho portata al cinema a vedere l'ultimo film di Stallone e lei il giorno dopo ne ha scaricato la colonna sonora, ho gettato la spugna.

Non si tratta di una persona accondiscendente, altrimenti non starei neanche qui a parlarne. In realtà è pervasa da una curiosità viscerale verso tutto ciò che la circonda, che la porta ad approfondire ogni input che riceve. La sua mente è un humus in cui tutto attecchisce, viene elaborato, fatto proprio per poi ritornare carico di nuove sfumature che rendono il tutto ancor più interessante.

E' come se tutte le mie certezze fossero un sommergibile, dal cui interno io guardo il mondo attraverso un periscopio. Ogni volta che noi condividiamo un'esperienza, lei mi sposta il periscopio di qualche grado permettendomi di vedere qualcosa di nuovo.
Così, mentre viaggiamo insieme sul mio glorioso sottomarino, che una volta era un silent hunter e che piano piano sta diventando qualcosa di diverso, dal mio posto di comando io la guardo di sottecchi facendomi sempre la stessa domanda, che fa meno paura ogni giorno che passa:

Non sarà forse lei a condurre me? 

4 set 2010

Un viaggio da Duri e Puri - Giorni Uno e Due


01/08/2009
GIORNO UNO

MILANO - JUAN LE PEN - CANNES - COTIGNAC



Sveglia 7:30. Il Cunctator in posizione Mastro Lindo che mi guarda appoggiato alla finestra. Caricare la moto. Prove di carico nei giorni precedenti: zero. Siamo stati fortunati. La moto è bilanciata: due borse laterali, in una i vestiti di entrambi e nell'altra l'attrezzatura camping. Borsa serbatoio di cui l'esatto contenuto ignoriamo tutt'ora, ma sicuramente sarà roba utile. Nel bauletto posteriore, vestiti e attrezzi di uso corrente.

Oggi circa 450 Km: prima sosta a Juan le Pen in Costa Azzurra, dove ci siamo cambiati per mettere il costume in strada (sul lungomare); il Cunctator sta perdendo progressivamente ogni pudore, mentre io non ne ho mai avuto. La spiaggia era molto bella, e si è anche dormito un'oretta.



Via da Juan le Pen, di nuovo perdita di pudore per rivestirsi e giro in moto a Cannes (ma avevamo sbagliato strada, è stato un fuori programma).
In questo momento siamo in un abbattutissimo camping in Provenza (una stella), a Cotignac . C'è un filo per stendere che parte dal manubrio della moto e arriva a un albero, come avevo sempre sognato per il mio primo viaggio motociclistico itinerante. Abbiamo esaurito le scorte di acqua e cibo, ma sticazzi. C'è tanto buonumore.

La Provenza ha un paesaggio bellissimo, colline ricoperte di vigne e grossi alberi che si stagliano qua e là. Come primo giorno è stato meno traumatico del previsto, a parte la prima sosta in autogrill dove abbiamo rischiato di far cadere la moto su altre 10 parcheggiate in fila: effetto Domino!!

Ed ora a letto, domani c'è da far scorrere il mare sulla sinistra fin quasi a Barcellona.


"Si prega di pulire bacino dopo utilizzo"
Scritta su un cartello in un cesso di Cotignac... Boh...

Siamo mototuristi, e questo ha i suoi vantaggi: solidarietà gratuita. La gente fa il tifo per noi, appena vede la moto carica a ciuccio. E poi c'è la soddisfazione, sempre così imbardati, di essere indicati dai bambini. E i genitori che dicono: "Hai visto? Sono amici di Batman..." Eheh!

02/08/2009
GIORNO DUE

COTIGNAC - MARSIGLIA - ARLES - GIRONA


Secondo giorno di viaggio. Abbiamo attraversato la Provenza in moto: colline, vigne, grandi aziende vinicole che si estendono per centinaia di ettari. A Marsiglia invece ci siamo finiti per caso, sbagliando strada. Ci abbiamo un po' girato, il lungomare merita davvero.

Ad Arles invece abbiamo fatto una sosta un po' più lunga, giù dalla moto e in giro a piedi per la città. Bellissimo. Sembra davvero di tornare nel Medioevo, c'è un'atmosfera strana in quel posto... Tutto conservato perfettamente, e naturalmente riferimenti a Van Gogh in ogni dove (l'artista ha dipinto lì alcuni dei suoi quadri più celebri). 

Purtroppo non ho foto di questa giornata, dato che la macchina fotografica è misteriosamente scomparsa nei meandri del bauletto (salvo poi essere stata ritrovata ore dopo dal prodigioso Cunctator). Questo problema però è passato presto in secondo piano, dato che oggi ne abbiamo avuto uno ben più grosso: siamo rimasti senza benzina sull'autostrada francese. Ebbene sì. 
Ci eravamo appena mossi da Arles, pronti ad attaccare la frontiera spagnola. Centinaia di Km su un'autostrada dritta percorsa ad andatura da codice, niente di meglio per divagare con la mente. La grossa borsa magnetica che troneggiava sul serbatoio della moto mi copriva la strumentazione, ma poco male: regolavo la velocità in base all'urlo del pacioso 4 cilindri di Zia Suzi. L'empatia tra me e il ferro su cui ero a cavalcioni s'interruppe quando quest'ultimo cominciò a produrre una serie di borbottii, come colpi di tosse. Mi sporsi un poco per dare uno sguardo al cockpit: come sospettavo, la lancetta del livello della benzina ormai indicava l'asfalto. Prima che potessi vagliare qualsivoglia soluzione, l'irreparabile: dopo un ultimo borbottio, la moto esalò l'ultimo respiro.
Era morta. 
Di sete. 
Una prece. 
Tirai la frizione e misi in folle, cercando di sfruttare l'inerzia per percorrere più strada possibile. Zia Suzi, nella corsia di emergenza, avanzava silenziosa a velocità decrescente.

- Porca puttana! Porca puttana! Porca puttana! gridavo mentre cercavo di spingere ancor più la moto con ripetute spinte pelviche.

- Ma che è successo? E' il motore? chiese il Cunctator sempre più allarmato.

- Non preoccuparti, siamo solo rimasti senza benzina...

- Sei un coglione.

Dopo che il Cunctator disse ciò che pensava di me, rimanemmo in silenzio. Come la moto. L'unico rumore udibile era quello delle auto che ci sfrecciavano accanto. Questo momento surreale venne interrotto quando in lontananza vedemmo un cartello che sembrava indicare un'area di servizio.

- Forse siamo salvi!!

In realtà era solo un'area di sosta, di quelle con i tavoli da pic nic. E senza il distributore di benzina.

- Cazzo!! Comunque, dovremmo riuscire ad arrivarci. Meglio di niente...

La moto arrivò all'area di sosta quando ormai la nostra velocità di crociera era circa 20 all'ora. Appena in tempo. Parcheggiai all'ombra di un grosso albero, e subito pensammo al da farsi. Per fortuna eravamo stati previdenti, e nel bauletto avevamo portato una tanica di emergenza. Ci mettemmo subito a cercarla.

- Ehi guarda che ho trovato! disse il Cunctator mentre rovistava nel bauletto. La macchina fotografica! Ok, abbiamo risolto un problema...

Ridemmo, e lì capii che un viaggio del genere avrei potuto affrontarlo solo con lui.

Nel momento in cui trovammo la tanica, un'auto parcheggiò proprio di fianco a noi. Decidemmo quindi di farci avanti e chiedere al conducente un passaggio fino alla prima area di servizio, che secondo i nostri calcoli distava una decina di Km. Il Cunctator provò dunque l'approccio:

- Sorry, do you speak English?

- No.

- Italian?

- No.

- Spanish?

- No.

Per chi non lo sapesse, i francesi credono che ovunque nel mondo si parli la loro lingua. Dunque non perdono tempo a impararne altre. Probabilmente pensano anche che in ogni dove si mangino baguettes con sopra spalmato patè di sa-il-cazzo-che. Credo che non abbiano ancora accettato la supremazia inglese. Sono fermi alla guerra dei cent'anni. Eppure ne è passato di tempo...
Comunque, il Cunctator era ormai disperato. Decise di giocare l'ultima carta: indicò prima la moto, poi la tanica vuota che teneva in mano. Poi disse:

- Fuel... No!

Aveva trovato la chiave di volta. Si mise quindi a confabulare col conducente, intendendosi a gesti e francesismi improvvisati. 
Il nostro piano era il seguente: io sarei rimasto a sorvegliare moto e bagagli, il mio compagno si sarebbe fatto accompagnare all'area di servizio. Lì, avrebbe riempito la tanica e sarebbe tornato a piedi percorrendo contromano la corsia di emergenza dell'autostrada. Il Cunctator salì quindi in macchina con il benefattore francese e suo figlio di pochi anni. Il viaggio fino al distributore di benzina fu caratterizzato da un silenzio assordante, cui faceva da sottofondo un CD di musica per bambini (stile Zecchino d'Oro d'oltralpe) che rendeva il tutto ancor più strano. Per fortuna il tragitto fu breve.

Ormai il mio passeggero era via da circa venti minuti. Decisi quindi di telefonargli, per sapere a che punto fosse:

 - Beh, come va?

- Tutto OK, ho riempito la tanica e sto tornando indietro. Ho fatto circa un Km. Ma senti, non è che sotto questo sole la tanica s'incendia?

In effetti era il primo pomeriggio del 2 Agosto, il sole scioglieva l'asfalto.

- Ah non so, sei tu che studi chimica... Comunque, tutto bene no?

- Sì, a parte alcune macchine che quando mi passano accanto suonano il clacson. Qualcuno mi saluta pure. Credo mi sfottano...

Passò altro tempo, ma non me ne curai. Ormai mi ero rassegnato ad aspettare. All'improvviso squillò il telefono: era il Cunctator.

- Pronto?

- Ehi guarda che sto arrivando, sono stato raccattato da un mezzo della manutenzione stradale che mi sta accompagnando alla moto dalla viabilità di servizio.

- Graaaaaaaande! Ma come l'hai trovato?

- Veramente lui ha trovato me... Fortunatamente sulla strada c'erano dei lavori, e quando mi hanno visto a camminare sotto il sole contromano devo avergli fatto pietà...

Il mio compagno arrivò di lì a poco, a bordo di un pick up arancione con tanto di sirene gialle lampeggianti. Il tizio che lo aveva raccattato, gentilissimo, ci aiutò anche a rifornire. Eravamo rimasti senza benzina in autostrada in Francia, e stavamo ripartendo dopo soli 45 minuti. Credo sia un record.

Così procedemmo verso la frontiera francese, per arrivare all'agognata Spagna. L'ultimo ostacolo era rappresentato dai Pirenei: lì la strada sale in quota in un turbinio di curve, e soffia un vento laterale nientemale. La moto, carica fino alla soglia di sopportazione, ne ha risentito parecchio. Guidavo di corpo, ed ogni curva era come cercare di buttare a terra un ciccione. Il Cunctator, al suo secondo giorno della sua prima esperienza in moto, credo che quei momenti se li sogni ancora la notte.

Abbiamo deciso di fermarci a Girona. Una tappa logistica, abbiamo mangiato e cercato un buon posto dove piantare la tenda. Stavolta niente camping, ma una semplice stradina appartata vicino a un capannone fuori città (che vedete qui sotto in foto).

Ed ora a letto, domani Barcellona! Più questo viaggio continua, più mi rendo conto di quanto a volte perdendosi ci si imbatta in cose meravigliose. E con questa banalità travestita da frase storica, spengo la luce.