Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

22 set 2010

La donna cane

La realtà è che sto diventando noioso. Mi sveglio la mattina con una donna al fianco. Bella. Nuda. Mia. Quando dico mia, non intendo che è la mia donna; o meglio, non solo quello. Mi spiego con una piccola divagazione:

Esistono due tipi di ragazze: quelle da tiro e quelle da esposizione. Le ragazze da tiro sono inclini a caricarsi addosso l'intero rapporto di coppia, con annesse gioie e dolori. Amano i grandi patemi, e quando non ce ne sono se li creano. Vivono ogni momento in modo straordinariamente intenso, e questo rende il rapporto simile a un ottovolante emozionale in cui tutto è fantastico e il giorno dopo da buttare. Amano essere al centro dell'attenzione, non per manie di protagonismo ma perchè hanno paura di sentirsi trascurate, in un circolo vizioso che a volte rasenta la paranoia.
Le ragazze da esposizione sono invece di più facile gestione. Sempre carine e curate, sanno risultare simpatiche e gradevoli ovunque si trovino. A differenza delle ragazze da tiro, non amano picchi melodrammatici in un rapporto, preferendo stabilità e sicurezza.


Conoscendomi, io sarei più un tipo da ragazza da tiro. Infatti, una volta ne avevo una.

Era un rapporto faticoso, che però dava le sue soddisfazioni. Il problema è che a me non piace dare attenzioni su richiesta, e a volte mi eclisso perchè adoro starmene un po' da solo con me stesso. Dunque, a lungo andare il continuo tentativo da parte della mia ragazza da tiro di attirare la mia attenzione non ha fatto altro che acuire la mia indifferenza. Fino al punto di rottura.
Per questo fui molto contento, poco dopo, di trovarmi insieme a una ragazza da esposizione. Dopo anni su un ottovolante, apprezzavo un po' di stabilità. Il problema è che questa stabilità si trasformò presto in calma piatta. Certo lei aveva un'impeccabile altezza al garrese, ma ogni volta che le lanciavo un bastone per giocare mi guardava perplessa. Non me ne ha mai riportato uno. Troppo poca interazione.

Così, dopo qualche tempo di aim, shoot and run, ora mi ritrovo con al fianco una donna ibrido: un po' da tiro, un po' da esposizione. A volte questo mi fa paura, principalmente per un motivo: a me piace raccontare aneddoti, non raccontarmi. Lo faccio solo quando mi va davvero e sempre centellinando le informazioni, come fossi una lumaca che esce dal guscio solo in determinate condizioni climatiche. Lei invece sta scardinando queste mie pseudodifese, riportandomi indietro bastoni senza che io nemmeno glieli lanci.
Se stessimo giocando una partita a Risiko, la immaginerei mentre conquista con pazienza un territorio a turno, rafforzando la sua posizione in attesa di cambiare un tris di carte. Si sta sostituendo, lentamente e con molta discrezione, a me stesso come mio interlocutore abituale.

Per questo sto diventando noioso: non mi basto più. Per la prima volta non sono autosufficiente.

Ecco da dove nasce la paura.

Non riesco più a trarre piena soddisfazione dai momenti che ritaglio solo per me. Mi annoio. Mi manca.

Eppure le ho provate tutte per cercare qualcosa che lei rifiutasse a priori. Per farmi dire: "Ok, questa cosa falla tu e noi ci vediamo dopo". Non perchè ne avessi reale bisogno, ma giusto per testare...
Così ho usato ogni arma di distruzione di massa ad oggi a disposizione di noi giovani uomini per tediare le nostre malcapitate compagne. Qualche esempio in ordine sparso:

- le ho insegnato a giocare a Poker;

- ho visto con lei Top Gear, un programma televisivo che tratta solo di automobili;

- più volte mi sono connesso con lei su Skype per poi strimpellarle per ore la chitarra in videoconferenza (con alterni risultati in termini qualitativi, e non certo per colpa della webcam...);

- l'ho sottoposta a ore ed ore di battutacce piene di cameratismo con annesse grasse risate tra me e altri giovani uomini (prevalentemente calabresi);

- le ho fatto guardare "Terminator Salvation" alle 3 di notte, commentando ogni scena in cui c'era Christian Bale con frasi del tipo: "Ma ti rendi conto? Questo tizio è sia Bruce Wayne che John Connor!!!";

- le ho fatto conoscere il gioco degli scacchi, passione che è quasi costata il divorzio a Lollipop, il più gracilino della Grande stirpe;

- le ho fatto fare un viaggio di 900 Km filati in moto a Febbraio, con una temperatura percepita (atmosferica + effetto vento) di circa -2 gradi;

- le ho raccontato nel dettaglio tutta la mia carriera pluriennale a "Football Manager", mostrandomi sinceramente preoccupato da un mio probabile licenziamento da ruolo di allenatore di una squadra di serie C2, tale Celano Olimpia.

Quando l'ho portata al cinema a vedere l'ultimo film di Stallone e lei il giorno dopo ne ha scaricato la colonna sonora, ho gettato la spugna.

Non si tratta di una persona accondiscendente, altrimenti non starei neanche qui a parlarne. In realtà è pervasa da una curiosità viscerale verso tutto ciò che la circonda, che la porta ad approfondire ogni input che riceve. La sua mente è un humus in cui tutto attecchisce, viene elaborato, fatto proprio per poi ritornare carico di nuove sfumature che rendono il tutto ancor più interessante.

E' come se tutte le mie certezze fossero un sommergibile, dal cui interno io guardo il mondo attraverso un periscopio. Ogni volta che noi condividiamo un'esperienza, lei mi sposta il periscopio di qualche grado permettendomi di vedere qualcosa di nuovo.
Così, mentre viaggiamo insieme sul mio glorioso sottomarino, che una volta era un silent hunter e che piano piano sta diventando qualcosa di diverso, dal mio posto di comando io la guardo di sottecchi facendomi sempre la stessa domanda, che fa meno paura ogni giorno che passa:

Non sarà forse lei a condurre me? 

4 set 2010

Un viaggio da Duri e Puri - Giorni Uno e Due


01/08/2009
GIORNO UNO

MILANO - JUAN LE PEN - CANNES - COTIGNAC



Sveglia 7:30. Il Cunctator in posizione Mastro Lindo che mi guarda appoggiato alla finestra. Caricare la moto. Prove di carico nei giorni precedenti: zero. Siamo stati fortunati. La moto è bilanciata: due borse laterali, in una i vestiti di entrambi e nell'altra l'attrezzatura camping. Borsa serbatoio di cui l'esatto contenuto ignoriamo tutt'ora, ma sicuramente sarà roba utile. Nel bauletto posteriore, vestiti e attrezzi di uso corrente.

Oggi circa 450 Km: prima sosta a Juan le Pen in Costa Azzurra, dove ci siamo cambiati per mettere il costume in strada (sul lungomare); il Cunctator sta perdendo progressivamente ogni pudore, mentre io non ne ho mai avuto. La spiaggia era molto bella, e si è anche dormito un'oretta.



Via da Juan le Pen, di nuovo perdita di pudore per rivestirsi e giro in moto a Cannes (ma avevamo sbagliato strada, è stato un fuori programma).
In questo momento siamo in un abbattutissimo camping in Provenza (una stella), a Cotignac . C'è un filo per stendere che parte dal manubrio della moto e arriva a un albero, come avevo sempre sognato per il mio primo viaggio motociclistico itinerante. Abbiamo esaurito le scorte di acqua e cibo, ma sticazzi. C'è tanto buonumore.

La Provenza ha un paesaggio bellissimo, colline ricoperte di vigne e grossi alberi che si stagliano qua e là. Come primo giorno è stato meno traumatico del previsto, a parte la prima sosta in autogrill dove abbiamo rischiato di far cadere la moto su altre 10 parcheggiate in fila: effetto Domino!!

Ed ora a letto, domani c'è da far scorrere il mare sulla sinistra fin quasi a Barcellona.


"Si prega di pulire bacino dopo utilizzo"
Scritta su un cartello in un cesso di Cotignac... Boh...

Siamo mototuristi, e questo ha i suoi vantaggi: solidarietà gratuita. La gente fa il tifo per noi, appena vede la moto carica a ciuccio. E poi c'è la soddisfazione, sempre così imbardati, di essere indicati dai bambini. E i genitori che dicono: "Hai visto? Sono amici di Batman..." Eheh!

02/08/2009
GIORNO DUE

COTIGNAC - MARSIGLIA - ARLES - GIRONA


Secondo giorno di viaggio. Abbiamo attraversato la Provenza in moto: colline, vigne, grandi aziende vinicole che si estendono per centinaia di ettari. A Marsiglia invece ci siamo finiti per caso, sbagliando strada. Ci abbiamo un po' girato, il lungomare merita davvero.

Ad Arles invece abbiamo fatto una sosta un po' più lunga, giù dalla moto e in giro a piedi per la città. Bellissimo. Sembra davvero di tornare nel Medioevo, c'è un'atmosfera strana in quel posto... Tutto conservato perfettamente, e naturalmente riferimenti a Van Gogh in ogni dove (l'artista ha dipinto lì alcuni dei suoi quadri più celebri). 

Purtroppo non ho foto di questa giornata, dato che la macchina fotografica è misteriosamente scomparsa nei meandri del bauletto (salvo poi essere stata ritrovata ore dopo dal prodigioso Cunctator). Questo problema però è passato presto in secondo piano, dato che oggi ne abbiamo avuto uno ben più grosso: siamo rimasti senza benzina sull'autostrada francese. Ebbene sì. 
Ci eravamo appena mossi da Arles, pronti ad attaccare la frontiera spagnola. Centinaia di Km su un'autostrada dritta percorsa ad andatura da codice, niente di meglio per divagare con la mente. La grossa borsa magnetica che troneggiava sul serbatoio della moto mi copriva la strumentazione, ma poco male: regolavo la velocità in base all'urlo del pacioso 4 cilindri di Zia Suzi. L'empatia tra me e il ferro su cui ero a cavalcioni s'interruppe quando quest'ultimo cominciò a produrre una serie di borbottii, come colpi di tosse. Mi sporsi un poco per dare uno sguardo al cockpit: come sospettavo, la lancetta del livello della benzina ormai indicava l'asfalto. Prima che potessi vagliare qualsivoglia soluzione, l'irreparabile: dopo un ultimo borbottio, la moto esalò l'ultimo respiro.
Era morta. 
Di sete. 
Una prece. 
Tirai la frizione e misi in folle, cercando di sfruttare l'inerzia per percorrere più strada possibile. Zia Suzi, nella corsia di emergenza, avanzava silenziosa a velocità decrescente.

- Porca puttana! Porca puttana! Porca puttana! gridavo mentre cercavo di spingere ancor più la moto con ripetute spinte pelviche.

- Ma che è successo? E' il motore? chiese il Cunctator sempre più allarmato.

- Non preoccuparti, siamo solo rimasti senza benzina...

- Sei un coglione.

Dopo che il Cunctator disse ciò che pensava di me, rimanemmo in silenzio. Come la moto. L'unico rumore udibile era quello delle auto che ci sfrecciavano accanto. Questo momento surreale venne interrotto quando in lontananza vedemmo un cartello che sembrava indicare un'area di servizio.

- Forse siamo salvi!!

In realtà era solo un'area di sosta, di quelle con i tavoli da pic nic. E senza il distributore di benzina.

- Cazzo!! Comunque, dovremmo riuscire ad arrivarci. Meglio di niente...

La moto arrivò all'area di sosta quando ormai la nostra velocità di crociera era circa 20 all'ora. Appena in tempo. Parcheggiai all'ombra di un grosso albero, e subito pensammo al da farsi. Per fortuna eravamo stati previdenti, e nel bauletto avevamo portato una tanica di emergenza. Ci mettemmo subito a cercarla.

- Ehi guarda che ho trovato! disse il Cunctator mentre rovistava nel bauletto. La macchina fotografica! Ok, abbiamo risolto un problema...

Ridemmo, e lì capii che un viaggio del genere avrei potuto affrontarlo solo con lui.

Nel momento in cui trovammo la tanica, un'auto parcheggiò proprio di fianco a noi. Decidemmo quindi di farci avanti e chiedere al conducente un passaggio fino alla prima area di servizio, che secondo i nostri calcoli distava una decina di Km. Il Cunctator provò dunque l'approccio:

- Sorry, do you speak English?

- No.

- Italian?

- No.

- Spanish?

- No.

Per chi non lo sapesse, i francesi credono che ovunque nel mondo si parli la loro lingua. Dunque non perdono tempo a impararne altre. Probabilmente pensano anche che in ogni dove si mangino baguettes con sopra spalmato patè di sa-il-cazzo-che. Credo che non abbiano ancora accettato la supremazia inglese. Sono fermi alla guerra dei cent'anni. Eppure ne è passato di tempo...
Comunque, il Cunctator era ormai disperato. Decise di giocare l'ultima carta: indicò prima la moto, poi la tanica vuota che teneva in mano. Poi disse:

- Fuel... No!

Aveva trovato la chiave di volta. Si mise quindi a confabulare col conducente, intendendosi a gesti e francesismi improvvisati. 
Il nostro piano era il seguente: io sarei rimasto a sorvegliare moto e bagagli, il mio compagno si sarebbe fatto accompagnare all'area di servizio. Lì, avrebbe riempito la tanica e sarebbe tornato a piedi percorrendo contromano la corsia di emergenza dell'autostrada. Il Cunctator salì quindi in macchina con il benefattore francese e suo figlio di pochi anni. Il viaggio fino al distributore di benzina fu caratterizzato da un silenzio assordante, cui faceva da sottofondo un CD di musica per bambini (stile Zecchino d'Oro d'oltralpe) che rendeva il tutto ancor più strano. Per fortuna il tragitto fu breve.

Ormai il mio passeggero era via da circa venti minuti. Decisi quindi di telefonargli, per sapere a che punto fosse:

 - Beh, come va?

- Tutto OK, ho riempito la tanica e sto tornando indietro. Ho fatto circa un Km. Ma senti, non è che sotto questo sole la tanica s'incendia?

In effetti era il primo pomeriggio del 2 Agosto, il sole scioglieva l'asfalto.

- Ah non so, sei tu che studi chimica... Comunque, tutto bene no?

- Sì, a parte alcune macchine che quando mi passano accanto suonano il clacson. Qualcuno mi saluta pure. Credo mi sfottano...

Passò altro tempo, ma non me ne curai. Ormai mi ero rassegnato ad aspettare. All'improvviso squillò il telefono: era il Cunctator.

- Pronto?

- Ehi guarda che sto arrivando, sono stato raccattato da un mezzo della manutenzione stradale che mi sta accompagnando alla moto dalla viabilità di servizio.

- Graaaaaaaande! Ma come l'hai trovato?

- Veramente lui ha trovato me... Fortunatamente sulla strada c'erano dei lavori, e quando mi hanno visto a camminare sotto il sole contromano devo avergli fatto pietà...

Il mio compagno arrivò di lì a poco, a bordo di un pick up arancione con tanto di sirene gialle lampeggianti. Il tizio che lo aveva raccattato, gentilissimo, ci aiutò anche a rifornire. Eravamo rimasti senza benzina in autostrada in Francia, e stavamo ripartendo dopo soli 45 minuti. Credo sia un record.

Così procedemmo verso la frontiera francese, per arrivare all'agognata Spagna. L'ultimo ostacolo era rappresentato dai Pirenei: lì la strada sale in quota in un turbinio di curve, e soffia un vento laterale nientemale. La moto, carica fino alla soglia di sopportazione, ne ha risentito parecchio. Guidavo di corpo, ed ogni curva era come cercare di buttare a terra un ciccione. Il Cunctator, al suo secondo giorno della sua prima esperienza in moto, credo che quei momenti se li sogni ancora la notte.

Abbiamo deciso di fermarci a Girona. Una tappa logistica, abbiamo mangiato e cercato un buon posto dove piantare la tenda. Stavolta niente camping, ma una semplice stradina appartata vicino a un capannone fuori città (che vedete qui sotto in foto).

Ed ora a letto, domani Barcellona! Più questo viaggio continua, più mi rendo conto di quanto a volte perdendosi ci si imbatta in cose meravigliose. E con questa banalità travestita da frase storica, spengo la luce.


3 ago 2010

Cristo è grande

E' un periodo di fiacca per il blog. Per un motivo o per l'altro non bazzico qui ormai da più di un mese ma, come diceva una famosa canzone, "Cristo è grande". Ecco dunque che dal nulla il caro Juanna ha deciso di ergersi a nuovo scrittore contingente, sottoponendomi un suo racconto per la pubblicazione. Lo trovate qui di seguito, e chissà che vedere ancora imbrattate queste pagine non mi spinga a riprendere il filo di tutto ciò che qui ho lasciato in sospeso...

JUANNA PRESENTA: IL CARISSIMO AMICO D'INFANZIA

Party Boy camminava solo e scoglionato sulla sabbia: con lui c’erano l’asciugamano, il suo costume ed il pacchetto di Winston red classic ma… non solo! Qualcuno lo seguiva silenziosamente. Era triste e solo: Nemico, Corvo e tutti gli altri erano lontani e chissà quando sarebbero tornati, una ragazza manco a parlarne e voglia di studiare allora pari a zero se non meno. Passava le giornate nuotando,chiacchierando col bagnino e raccontando barzellette spinte a ragazzi più piccoli di almeno dieci anni: che tristezza!!!

Pensava a quanto facesse cagare la sua vita in quel periodo... a quanto lui facesse cagare in quel periodo... che palle!!!

Camminava per ore ed alla fine si sdraiava sulla sabbia impanandosi come una cotoletta di stronzo; anche quel giorno fece così ma… qualcosa non andava: si sentiva pedinato, osservato da qualcuno o qualcosa e…sì, giusto, ma chi o cosa??? Era nervoso, si fermò e fece per stendere l’asciugamano quando il chi/cosa si manifestò con un potentissimo “pacchero” sulle sue natiche:

- Ehi soldato margiale, ti ricordi di me? 

Era il suo carissimo amico d’infanzia,il fidatissimo caro vecchio Renato: rissoso, bellicoso ma simpatico e provvidenziale come sempre… ah Renato! Ma che cazzo di fine aveva fatto tutti quegli anni???

Questo graditissimo fantasma del passato era stato grande amico e compagno di squadra di Party Boy tanti anni prima, sicuramente aveva un carattere tutto particolare (attenti a non provocarlo, mai! Nemmeno per gioco, reagisce violentemente) ma con lui ci si divertiva sempre e al tempo stesso si poteva anche affrontare un discorso serio o magari confidargli un segreto importante tanto, il fidatissimo Renato, non t’avrebbe mai tradito.

- Cazzo!!! Renatoooooooo!!!... Che bella sorpresa e… che dolore di chiappe!!! Cosa mi racconti, che fai, che dici??? Sei sempre un fedele seguace di ”Maria”??? Ahahahahah!!! 

Dopo venti secondi scarsi i due avevano abbandonato ogni futile domanda di rito e stavano già trincando una Dreher da tre quarti ciascuno, poi la seconda, poi ancora la terza e… alla fine, una bella sigaretta artigianale dalle proprietà organolettiche "stupefacenti", "narcolettiche"… insomma un cannone a tre cartine che non si poteva mantenere nemmeno con due mani per quanto era lungo.

Renato era un mago della cannabis, un artista della droga leggera: quando c’era da fumare tirava fuori estro, fantasia, rapidità d’esecuzione e, soprattutto, risultati eccezionali; liberava il genio che albergava nella sua “capa-matta” tanto da meritarsi il titolo di McGiver dello spippettamento. Una volta ad un falò, resosi conto della mancanza assoluta di cartine e filtrini, aveva sfilato la cintura dai pantaloni di un povero cristo che dormiva ubriaco (si trattava proprio di Party Boy), l’aveva arrotolata e, tappandola da un lato con una moneta, ne aveva fatto una pipa di cuoio che tirava una bellezza e poteva ospitare nel braciere il contenuto di quattro canne, se non di più.

Gli amici passarono insieme tutta la giornata raccontandosi ben otto anni di vita che non avevano condiviso, ricordando gli aneddoti più divertenti che li avevano visti protagonisti e, spinti anche da marijuana ed alcool, risero in continuazione. Ridevano di tutto: del mondo, degli altri, di loro stessi e pure del rumore mitragliante dei propri peti…ahahah…mamma santissima che fetore!!!

Quella sera il nostro nuotatore solitario tornò a casa contentissimo (ed affamatissimo!!!), felice, con il cuore colmo della gioia di chi ha recuperato una cosa preziosissima: la gioia di chi non si sente più solo. Si fece una doccia, mangiò come un maiale e cadde poco dopo tra le braccia di Morfeo.

Il mattino seguente Party Boy si alzò di malumore, aveva fatto un incubo: nel sogno qualcuno lo trascinava via dopo averlo legato e nonostante gridasse: “Aiuto!” nessuno lo soccorreva. Nemmeno Renato, nemmeno il suo fidatissimo amico che, anzi, se la rideva facendogli “ciao-ciao” con la mano. Pensò: "Mah…certo che ne fa di danni Maria Giovanna!!!"

Il sole tornò a splendere quindici minuti dopo, quando sentì gridare da fuori:

- Soldato margialeeeeeeeeee… asati mèèè (alzati dai!!!) forza che ci facciamo un giro…e sbrigati!!!

I due fecero il bagno in un mare piatto come una tavola e poi andarono in un angolo nascosto della piazzetta (la “gubbia”, dei gradoni nascosti dalle palme). Lì trovarono alcuni amici di Renato e si unirono a loro.

Party Boy notò che non si trattava di intellettuali, che non dicevano una sola parola in italiano e che provavano disprezzo per i “ricchioni” ed i “negri” ma tutto sommato erano simpatici: non sembravano violenti e soprattutto pendevano letteralmente dalle sue labbra, ridevano alle sue battute e gli facevano una caterva di domande, gli chiedevano qualsiasi informazione possibile ed immaginabile. Pensò: "Cazzo…ho fatto colpo!!!"

C'erano anche tre ragazze tra loro: molto truccate, molto sguaiate ma anche tanto bone e provocanti: se ne stavano in perizoma a farsi spalmare la crema sui glutei da quei ragazzi e reagivano ad ogni apprezzamento con un vaffanculu tie e mammata oppure con un più laconico ma non meno efficace chiteshtramuertoooo. Una di loro in particolare, la Jessica, sembrava alquanto attratta da Party Boy e ad ogni sua barzelletta si sbellicava dalle risate ed appoggiava la testa profumata sulla spalla di lui con fare da gattamorta. 

- Cazzo di Buddha… rifletteva il Rosolino dei poveri …ma vuoi vedere che ho fatto centro sul serio?!?! 

Piccolo dettaglio da non tralasciare: erano tutti strapieni di maria e cioccolato. Fornitissimi, fumavano come le ciminiere dell’ILVA di Taranto e se qualcuno accendeva uno spippardone gli altri cominciavano già a riempire un cilum o a preparare il bonga…che organizzazione, porca puttana che organizzazione!!!

Immersi piacevolmente in quella Sodoma di zoccolette, spinelli e birroni ghiacciati i due friends apparivano assai diversi: Party Boy sembrava estasiato, eccitato, felice come uno squalo in mezzo ad un branco di tonni, mentre Renato si mostrava semplicemente a suo agio. Entrambi però bevevano e spippettavano come dannati. Trascorsero così tutta la giornata.

Mister Winston rincasò ancora più fatto della sera precedente, decisamente più affamato ma sicuramente più soddisfatto che mai: aveva trincato e fumato come una bestia senza tirare fuori un euro per due giorni di fila, aveva conosciuto gente nuova: ragazze, "femmine" nuove (e tra l’altro che culi!!!), si sentiva vivo, forte e pure figo.

Stanchissimo mangiò e si coricò senza nemmeno lavarsi, sprofondando immediatamente in un sonno pesantissimo ma…di nuovo quel sogno tremendo, con qualche piccola variante però: gli uomini che lo trascinavano via erano visibili e neri, Renato non rideva ma questa volta gli voltava addirittura le spalle. Fu svegliato da una voce lontana che urlava:

- Soldato margialeeeeee… Asati mèèè… Prendi lo zaino ed esci che andiamo al bar… Sbrigati che ho sete!!!

Invece andarono direttamente nella gubbia e vi trovarono le stesse persone del giorno precedente. Si rideva, si chiacchierava, si fumava come al solito ma c’era una strana atmosfera: erano tutti preoccupati per via di una macchina dei Carabinieri che faceva su e giù dall’altro lato della piazzetta, tutti vigili ma non per questo scoraggiati o spaventati e, anzi, le canne giravano a tre alla volta con il solito cicileooo… jeo-jeo-jeo! 

Ad un certo punto Renato mise il suo fumo nello zaino di Party Boy e si allontanò un attimo; tornato disse:

- Wuè Già…il materiale lasciamolo nella tua borsa che io non ho tasche e m’impauro che lo perdiamo

L’amico annuì e fece finta di non capire il vero motivo di tanta cura nella custodia della sostanza. Pensò: 

- E’ il prezzo da pagare per tutto ciò che sto bevendo e sfumacchiando gratis, è giusto che anch’io corra qualche rischio… Se si avvicina qualcuno faccio venti metri di corsa fino alla spiaggia e butto tutto in acqua e poi… Per un amico come Renato, questo ed altro! 

Il giorno dopo Party Boy notò due cose che lo turbarono non poco: tutta l’allegra compagnia degli scoppiatoni utilizzava il suo zaino come contenitore di droga senza nemmeno chiedere il permesso e gli altri, comprese le ragazze, non lo cacavano più come prima. Piuttosto, lo prendevano in giro con una certa facilità; non proprio con cattiveria, ma con insistenza.

Alle due del pomeriggio il nuotatore andò a casa a preparare il pranzo e ad aspettare l’ospite d’onore, il fidatissimo e carissimo Renato, che si presentò con un’ora di ritardo e con tre tizi non invitati: tre loschi figuri che senza gergo o codici particolari si “qualificarono” come spacciatori e tra un piatto e l’altro si fumarono pure li mortacci loro, offrendo a chi li ospitava giusto le briciole di tutto il ben di Dio che si erano portati dietro.

Party Boy pensava: 

- Ma guarda ste teste di cazzo!!!... Questi mi fanno passare un guaio… Ma sono amici di un mio amico, la porta è chiusa a chiave, i miei non ci sono, i vicini vengono dal Piemonte e non conoscono i ragazzi autoctoni. Se arrivano gli sbirri prendo tutto e butto nel cesso, tiro lo scarico e mando le cose nella fogna… Tranquillo, devo stare tranquillo e poi… Per Renato questo ed altro, se lo merita!
Fortunatamente andò tutto bene, senza allarmi e senza problemi, che sollievo!!! Quella notte però ancora il solito maledettissimo incubo.

La mattina seguente i due amici erano soli sulla spiaggia, già fatti e strafatti, quando Renato esordì: 

- Wuè Già… Imprestami lu cellulare che il mio sta scarico di batteria, devo fare giusto due chiamate da trenta secondi ciascuna

La risposta fu ovviamente positiva e poi le telefonate: 

- Ehi, sono io. Sto sulla spiaggia, vienimi a cercare. Ciao.

- Pronto… Sono io, raggiungimi e porta qualcosa per passare il tempo: un mazzo di carte, un pallone, che ne so… Qualcosa per divertirci, scegli tu cosa!

Arrivarono i tre pusher del giorno precedente con la solita strumentazione, “ lu materiale”. Erano così sballati che cominciarono a rullare davanti a tutti e Renato, che era più fuori di loro, contrattò il prezzo e li pagò sotto gli occhi di vecchi, bambini, famigliole ed estranei vari che fingevano di non vedere e non sentire. Poco dopo andarono tutti a farsi il bagno e sembravano allegri ma uno di loro, in realtà, si stava cacando in mano.

Party Boy, assalito da un forte sospetto, tornò indietro con la scusa dell’acqua troppo fredda e controllò il telefonino dell’amico e…come aveva intuito, la batteria era perfettamente carica.

In quel momento, più che felice come uno squalo in mezzo ad un branco di tonni si sentiva spaventato come un culo in mezzo ad un branco di cazzi duri… no… erano cazzi amari!!

Renato gli metteva in tasca e nello zaino quantitativi di cannabis tali da far scattare la presunzione di spaccio, gli portava in casa delinquenti veri e propri, gli chiedeva in prestito il cellulare apposta per chiamare gli spacciatori. Chiunque poteva vedere Party Boy farsela con persone che acquistavano, vendevano o consumavano erba a manetta anche in pubblico, senza la minima precauzione. Il carissimo e fidatissimo amico d’infanzia lo stava tenendo a portata di mano come futuro o eventuale capro espiatorio: gli serviva un fesso a cui scaricare colpe e responsabilità nel caso in cui avesse avuto bisogno di pararsi il culo; anzi, se lo stava già parando visto che il fesso l’aveva ormai trovato.

Party Boy non era mai stato un’aquila ma non lo si poteva considerare proprio l’ultimo dei coglioni ed anche se tardi, aveva capito tutto: il pericolo, ciò che avrebbe potuto perdere, chi fosse il suo vecchio amico e che nomea potessero avere tutti quelli che lo circondavano; decise di sganciarsi da Renato al più presto ed una volta per tutte ma non immediatamente: voleva e doveva scegliere il momento più opportuno.

Un’ora dopo i due “amici” rimasero soli ed il nuotatore simulò un forte dolore di stomaco per tornarsene a casa. Nel breve tragitto l’altro gli confidò di aver compiuto un fottiò di reati (alcuni con aggravante ed altri con possibili attenuanti), di essere stato iscritto nel registro degli indagati e, quasi con orgoglio, di aver trascorso tre mesi in galera per traffico di stupefacenti. Si salutarono con una fugace stretta di mano.

Party Boy preparò la valigia terrorizzato, incazzato e al tempo stesso deluso. Poi si addormentò. Quella notte gli uomini neri che vennero in sogno ad acciuffarlo avevano le strisce rosse sui pantaloni. All’alba si fece accompagnare dal padre a Brindisi dove prese il treno per Bari (la sua città natale) con la scusa di una festa di laurea. Viaggiando, pensava: 

- Ma come cazzo ho fatto a cacciarmi in questo pasticcio??? Quello non è il mio amico Renato, è il suo gemello cattivo… No… E' proprio lui… Peccato però, era leggermente manesco ma non delinquente, cazzo che brutta fine ha fatto!!!... Ed io posso essere così minchione da mettere a repentaglio la libertà, la reputazione, il mio futuro e la stima dei miei familiari per due canne e tre birre al giorno???!!!... Non credo, non esiste!!!... Renà,sai che c’è??? Vaffanculo!!!

L’altro provò a chiamarlo per tre giorni consecutivi senza alcuna risposta. Il quarto gli mandò un sms:

- Wuè soldato margiale, perché non mi rispondi? Che fine hai fatto?

Party Boy gli scrisse : 

- Il soldato margiale è in congedo permanente. Addio, mio carissimo amico d’infanzia!!!

I due non s’incontrarono nè si contattarono più. Del resto, la loro vera amicizia era morta circa otto anni prima, e tale doveva rimanere: morta. 

24 giu 2010

Scusi, chi ha fatto palo?

Quello italiano è un popolo di recidivi, anche e soprattutto per quanto riguarda il calcio. Ma, come diceva Churchill, siamo anche un popolo "bizzarro: un giorno 45 milioni di fascisti, il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti..."

Ogni volta che si paventa o si verifica il ritorno di un allenatore di calcio sulla panchina di una società con cui ha già vinto, tutti (giornalisti e non) iniziano a citare la spedizione della Nazionale a Messico '86. Il secondo Mundial di Bearzot è infatti l'archetipo delle "minestre riscaldate", dato che il C.T. privilegiò nelle convocazioni ragioni "affettive" rispetto a quelle meritocratiche (non sono illazioni, lo ha ammesso lui stesso). La sua stessa permanenza alla guida della squadra, dopo la mancata qualificazione a Euro '84, puzzava tanto di "scelta di cuore" da parte della FIGC.

Quando però poi nel 2008 la minestra è stata riscaldata davvero con il ritorno di Lippi, tutti a straparlare di quanto lui fosse l'uomo giusto per rilanciare la Nazionale e a dire che sotto la sua guida avremmo avuto maggiori possibilità di ripetere il successo di quattro anni fa. La gente ha cominciato a ricordarsi di Messico '86 dopo la Confederations Cup dell'anno scorso, quando ormai era troppo tardi.

Ebbene, ho ripescato un articolo del giornalista sportivo Mario Sconcerti scritto il 18 giugno 1986, all'indomani dell'eliminazione mondiale dell'Italia per mano della Francia. Il parallelismo con quanto è accaduto oggi è impressionante: basta sostituire Bearzot con Lippi, e il pezzo di Sconcerti risulta perfettamente calato nel contesto odierno. Via la pipa, ecco il sigaro. E poi provate a negare che chi controlla il passato controlla il futuro.

Non c'è stata partita e tutto sommato non c' è stato nemmeno mondiale. L' Italia torna a casa lasciando la sensazione malinconica di non essere mai partita. Il nostro Mundial stavolta è stato vissuto soprattutto alla memoria. 
L'unico vero grande credito che perfino Bearzot dentro di sè riusciva a dare a questa squadra era il ricordo di quattro anni fa, la speranza che la rabbia, la concentrazione, quel senso di cittadella assediata che la nazionale si porta dietro ogni volta che la posta si alza, accendessero una scintilla di gioco come allora. 
Non è successo, forse non poteva succedere, sicuramente abbiamo fatto pochissimo perchè si accendesse. E' presto per cercare le colpe di una mediocrità disarmante, abissale, vergognosa almeno per quello che di impotente e frustrante ha fatto nascere dentro chiunque l'abbia seguita con la voglia di crederci.

[...]

Forse scriviamo a caldo, forse è troppo presto per fare dei confronti sereni, ma questo pallido viaggio messicano si conclude con il risultato più disastroso degli ultimi vent'anni. Nemmeno la celebre disfatta di Middlesborough con la Corea del Nord fu così deludente. Quella almeno fece male. Oggi ce ne andiamo con un senso di impotenza solare, quasi da abusivi del Mundial. E' giusto che il grande calcio continui senza di noi. Ma è anche giusto che da domani, da oggi stesso si cominci a domandarsi se il nostro calcio è davvero tutto qui, piccolo, timido e stanco come questo mondiale ci ha raccontato. O invece Bearzot si è messo alla testa di un lungo, interminabile convoglio di errori.

Ed ora che non siamo più protagonisti, la mia personale speranza è che questo parallelismo col Mundial del 1986 continui fino alla fine. Mi piacerebbe che Diego alzasse ancora la coppa, che tornasse di nuovo a rendere perfetta la sua imperfezione. Per Lippi invece nessuna critica e nessun ringraziamento alla fine della sua esperienza in Nazionale. Facciamo che siamo pari.


14 giu 2010

Un viaggio da Duri e Puri - Prologo

28/07/2009
DUE GIORNI ALLA PARTENZA

Pochi giorni alla partenza. Preparativi sommari, ma dovrebbe esserci tutto. L'ansia che sale, l'impresa sarà alla mia portata? Arrivare a Gibilterra, questa è la priorità. Ma senza privarsi delle inaspettate deviazioni che danno senso a un viaggio. Tornare arricchito, con storie da raccontare ed esperienze da custodire.

Paura.

Paura che rende prudenti.

Farsi trovare sull'attenti.

Un itinerario definito, ma che lasci spazio a ripensamenti. Senza nascondersi dietro al dito dei troppi impedimenti.

30/07/2009
UN GIORNO ALLA PARTENZA

Diciotto giorni, cinque magliette. Quanto è LilloArzillo questa cosa... Improvvisazione totale, qualche buona idea e per il resto vedremo. La moto c'è, la sento affidabile e mi fido. Anche il Cunctator è bello sul pezzo. Quindi, si parte.
Non tranquilli, ma perlomeno sereni. E a culo tutto il resto!

01/08/2009
D-DAY

Sono le 2:45 del mattino, da un paio d'ore è quindi l'1 agosto. Ci siamo, oggi si parte.
Stasera abbiamo preparato le valige (con qualche rinuncia triste, ma non a quello che sei), poi siamo andati a casa di Tactless per una birretta e per farmi sistemare il Blackberry (così potrò informare attraverso faccialibro della mia permanenza in vita).
Tornando, abbiamo preso in testa un mega acquazzone estivo. Bene. Che il Cunctator si tempri. Per il resto, speriamo di non esserci dimenticati niente. Ma di questo ci accorgeremo solo tra un paio di giorni.
Ed ora alle brande, domani mi aspettano 600 Km di guida matta e disperatissima... cazzo!

In foto: i Duri e Puri qualche istante prima della partenza