Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

25 apr 2010

Carisma e sintomatico mistero

La settimana scorsa ho comprato un nuovo paio di occhiali da sole.
Notizia da poco conto, direte voi "sparuti lettori". Evidentemente, avete poca dimestichezza col sottoscritto.
La realtà è che sono un fondamentalista maniacale, con un'attitudine al cambiamento degna dei sovrani europei del 1815. Ma questo solo per alcune cose: le stronzate. Per il resto sono incredibilmente adattabile, addirittura attratto dalle novità. A patto che io possa continuare a mantenere i miei riti.

Per anni sono andato a fare colazione il sabato mattina nello stesso bar, indossando sempre la stessa felpa, sedendomi allo stesso tavolo e ordinando sempre le stesse cose. Recentemente ci sono entrato per caso, a comprare le sigarette. Ormai erano anni che non bazzicavo la zona. Il barista mi ha squadrato qualche secondo e poi ha detto:

- Ma tu sei quello che veniva qua spesso, sempre con quella felpa azzurra e arancione? Che fine hai fatto? Hai traslocato?

Potrei riempire pagine e pagine di storie del genere. Mia madre mi dice sempre che solo i cani sono abitudinari come me, e credo abbia pienamente ragione. Tendo a ritornare periodicamente nei luoghi che hanno significato qualcosa per me, faccio fatica a disfarmi di alcuni oggetti. Ad esempio, conservo gelosamente un tampax usato dal Corvo quella sera in cui, per impressionare i presenti, beveva acqua imbevendo assorbenti interni in un bicchiere per poi spremerseli in bocca. Ecco, questo credo sia il mio feticcio più strano. Non è una questione di nostalgia: così come c'è gente che ha in casa un frammento del muro di Berlino per avere una testimonianza della Storia, io sono pieno di testimonianze di un'altra storia, con la esse minuscola: la mia. Le situazioni poi mutano, la gente stessa cambia, ma i luoghi e gli oggetti sono lì a ricordarci da dove veniamo.

Per il vestiario, vale la stessa cosa. Se non avessi classificato le mie foto nel PC in differenti cartelle, sarebbe impossibile riconoscere quando e dove mi sono state scattate. Nel caso mi chiedessero di dare un aggettivo al mio look, sarebbe "imperituro": Levi's 501, t-shirt rossa, scarpe da tennis, cappello verde e Ray Ban Aviator. Sempre. Fino alla settimana scorsa.
Passando davanti a un negozio di occhiali, ho deciso di comprarne un paio. Non si trattava di scegliere un nuovo accessorio da affiancare a quello che già avevo. Io sono un consumista nel senso pregnante del termine, nel senso che uso ciò che acquisto finchè non si consuma. Si trattava di sostituire per sempre i miei occhiali da sole. Infatti, subito dopo l'acquisto, ho regalato i miei gloriosi Aviator al Quinto Elemento.

Ieri poi sono uscito con Nemesi, e l'ho resa partecipe dell'evento:

- Hai visto che ho fatto una scelta epocale e ho cambiato gli occhiali da sole?

- Ah sì? mi ha risposto lei, denotando uno spirito di osservazione degno di un cieco ubriaco. Ma perchè, quelli vecchi com'erano?

- Erano dei Ray Ban a goccia....


- Ma scusa, anche questi sono dei Ray Ban a goccia...

Quello che per me fino a 10 secondi prima era una scelta epocale, mi è apparso all'improvviso come ciò che realmente era: un aumento dello spessore della montatura di qualche decina di millimetri. La realtà è che certe cose io proprio non riesco a cambiarle.

Il fulcro di tutta questa riflessione è proprio questo: a volte mi sembro superficiale. E chissà se tra qualche anno, guardandomi allo specchio con ancora indosso una t-shirt rossa attillata e un cappello verde, proverò la stessa pena che provo per i cinquantenni tatuati. Gente che da anni si porta addosso lo stesso marchio, anche se magari non vi si riconosce più.
La realtà è che non mi sento superficiale, anzi. E' solo che, abituato a vivere da sempre in un contesto di totale fluidità, ho sentito la necessità di mettere dei punti fermi. Di trovare qualcosa che, in qualunque caso, non sarebbe cambiato mai. Qualcosa che desse continuità e che potessi portarmi sempre dietro; stupide abitudini ma estremamente utili.

E ancora una volta ho sentito l'esigenza di spiegare, forse perchè so quanto sembri strano ritrovarsi a pensare che, dopo un anno di cambiamenti in ogni dove, l'unico shock che io non abbia ancora superato sia il cambio del kebabbaro di fiducia.
Ma sticazzi, a volte vorrei solo che la gente si sedesse vicino a me e mi cantasse questa canzone.

02 apr 2010

Resto nudo e manifesto

Dopo qualche mese, si torna a manifestare. Un buon pretesto per tornare su questo spazio, che nell'ultimo periodo avevo un po' abbandonato. Il titolo prende spunto da: "Una stanza tutta per me", lo spettacolo teatrale che la persona qui oggetto di ludibrio ha analizzato nella sua tesi.

Eccolo qua:

UNA STANZA TUTTA PER ME, DA CUI NON ESCO MAI PERCHE’ TRA SOLO 40 GIORNI HO UN ESAME

Festeggiamo oggi la laurea magister di Simona: un evento atteso da così tanto che alla fine, per assistere alla discussione, ha fatto in tempo ad arrivare persino Godot.
La giovane De Giorgio è riuscita nel suo intento nonostante nell’ultimo anno la sua agenda sia stata colma di eventi mondani: i suoi amici sono stati infatti così premurosi nei suoi confronti, da creare per lei le condizioni per raddoppiare di fatto la sua vita sociale.
Simona è però alla fine riuscita a terminare il suo percorso accademico con ottimi risultati, ma i motivi di una tale brillantezza negli studi non sono figli dell’interesse per le materie trattate o dell’ambizione; sono figli del terrore. Il libretto di Simona è infatti così impregnato dall’odore della paura da poter scatenare un attacco di follia omicida in un pitbull. E’ notorio che la De Giorgio soffra di un’incredibile ansia da prestazione, paragonabile a quella che proverebbe un uomo ipodotato affetto da disfunzione erettile obbligato a possedere Pamela Anderson in diretta TV. Ciò le ha imposto di fatto di genuflettere allo studio ogni altro aspetto della sua vita, abusando costantemente della pazienza di chi le sta intorno.
La tesi di laurea che Simona ha scelto di svolgere denota una grande passione per la drammaturgia, nata nonostante sia cresciuta in una città dove si demoliscono teatri storici per costruire grandi magazzini, in cui c’è una sola biblioteca per 90.000 abitanti e la parola “cultura” sia utilizzata prevalentemente per squallidi doppi-sensi riferiti alle terga. Considerato quindi il contesto dove si è formata, la neo-laureata è paragonabile a una rosa nel deserto (e non solo per il suo aspetto grinzoso e marrone).
Sentimenti contrastanti albergano però ora nella mente della neo-dottoressa: da un lato la soddisfazione per aver raggiunto un così importante traguardo, dall’altro il dispiacere per la fine ufficiale della vita da studente e il conseguente passaggio a tutti gli effetti dall’altra parte della barricata. Ciò non stupisce minimamente, dato che la De Giorgio ci ha abituati negli ultimi anni a una certa ambivalenza delle opinioni: da un lato ha una riconosciuta tendenza a dare ragione a chiunque sia il suo interlocutore, dall’altro essendosi istruita in un Ateneo dove effeminati in sottana lanciano strali contro l’omosessualità, si è di fatto abituata alle contraddizioni.
Una cosa è però certa: Simona, indipendente come la Padania ed emancipata come la Chiesa Cattolica, si ritrova ora senza il faro che il proprio Ateneo rappresentava per lei. Proprio per questo sta meditando il trasferimento a Dubai dal suo fidanzato: se non potrà più essere l’Università a instradarla, traslocando in un paese islamico fallocratico e fondamentalista potrà lasciare al suo uomo il timone della propria vita, evitandosi in tal modo rimorsi femministi. Inoltre, la scelta di andare a vivere in Medio Oriente avrebbe il vantaggio di limitare le visite del padre Nicola, anche se purtroppo Dubai è piena di alberghi in cui si organizzano convegni medici.
L’ipotetico trasferimento negli Emirati Arabi scombinerebbe però l’attuale assetto logistico della famiglia De Giorgio: la sorella minore Poccy, che ad oggi convive con Simona, rimarrebbe da sola a Milano. I genitori Nicola e Annamaria stanno cercando una soluzione, e sembrava l’avessero trovata nell’opportunità di rottamare Poccy in modo da usufruire degli incentivi statali per le auto. Tale idea è stata però presto accantonata sia perché i De Giorgio hanno da poco cambiato la macchina, sia a causa delle politiche finanziarie dell’attuale Governo che non includono incentivi per il 2010.
Qualora Simona dovesse scegliere di non andare a Dubai e rimanere in Italia, nell’attesa di diventare un’insegnante di ruolo dovrebbe cercare di sbarcare il lunario in qualche modo, per gravare meno sul bilancio familiare. Durante il suo periodo universitario la De Giorgio ha sviluppato alcune competenze, che le permetterebbero di svolgere con successo i seguenti mestieri:
sommelier di puzza di piedi, grazie alla pluriennale esperienza acquisita prima della svolta igienista del fidanzato Jacopo;
assistente socio-psico-pedagogico, grazie alle capacità sviluppate sulla pelle della sorella Poccy, da anni indebitamente trattata come Tom Cruise trattava Dustin Hoffman nel film “Rain Man”;
torturatrice professionista, forte del fatto che nastri registrati della sua voce vengono già utilizzati dalla CIA sui terroristi di Al Qaida detenuti a Guantanamo, per minarne l’equilibrio psicologico.
Festeggiamo dunque Simona, con tanta felicità e senza malinconia. A volte infatti cose che si crede di perdere cambiano semplicemente di posto, e come lei passerà da davanti a dietro una cattedra conservando la medesima passione, così manterrà una famiglia numerosa e divertente che l’appoggerà comunque vadano le cose, un fidanzato che la ama alla follia ma che vuole anche spezzarle le ossa, un losco individuo con cui fare discorsi di ore che si concludono spesso con l’invito da parte di lui ad assumere per via rettale tutti i tomi del Devoto Oli, e tanti amici che l’aiuteranno, se non a sentirsi meno stupida, come minimo a essere meno sola.