Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

29 nov 2009

Prendo tutta la cosmogonia, e la butto via

Eccomi. Solo un momento, il tempo per due antidolorificimagnifici da buttare fuori. Perchè è divertente e interessante ricostruire degli eventi con musica e parole, senza girarci intorno più di tanto e lasciando che ognuno dia l'interpretazione chi gli pare. Un qualcosa di nuovo, per me abituato sin dal 1989 a raccontare aneddoti con dovizia di particolari...

Inizio con una canzone, che trovate QUI. E' un pezzo particolare, che ho ascoltato dal vivo nel 2001 e che da allora mi ha fatto litigare con gli Afterhours... Ero al concertone del Primo Maggio, dopo una notte in treno in condizioni precarie e ore di scarpinate in giro per la capitale. Gli Afterhours furono il primo gruppo a uscire, proponendo subito "La gente sta male". Ho interpretato la cosa come una sorta di presa per il culo (ebbene sì, a volte sono molto scemo) e da allora mi sono sempre rifiutato di ascoltarli, considerandoli come un gruppo pesante e depressivo. Niente di più sbagliato, cazzo. Li ho riscoperti da poco, rendendomi conto che Manuel Agnelli (il cantante e autore dei testi) non è depresso. Solo molto incazzato. Dunque eccola qua, in tutto il suo splendore:

AFTERHOURS - LA GENTE STA MALE

Lascio quello che ho
Sento che crescerò
Vivere male prima o poi ti fa male
E tu vendi come un sogno la normalità 

Che mi ucciderà
Non riesco a godere della tua velocità
Non mi fai gioire della mia felicità
Questo non è quello che vorrei 

Per me, per noi

Non voglio ciò che hai
Credi di far sognare
E la verità è che la gente sta male
Inseguendo ogni giorno la normalità 

Che ci ucciderà
Non riesco a godere della tua velocità
Io voglio gioire della mia felicità
Certo non sei quello che vorrei
Per me, per noi

Non riesco a godere della tua velocità
Io voglio gioire della mia felicità
Certo non sei quello che vorrei
Per me, per noi


Oggi però doppia razione: alla canzone segue una poesia, di Dylan Thomas. Non sapete chi sia Dylan Thomas? E' il poeta che dà il nome a Dylan Dog, e solo questo dovrebbe incuriosirvi. Il resto, scopritelo da soli. 

DYLAN THOMAS - AD ALTRI DA TE

Amico, da nemico io ti sfido.
Tu con monete false nella borsa degli occhi
Tu amico mio dall'aria accattivante
Che per vera mi rifilasti la menzogna
Mentre spiavi bronzeo i miei più gelosi pensieri
Che mi allettasti con luccicanti pezzi d'occhio
finchè il dente goloso del mio affetto trovò il duro
E scricchiolò , e io inciampai e succhiai,
Tu che ora evoco a stare come un ladro
Nella memoria, moltiplicato da specchi,
In sofferente inobliabile atto,
Mano lesta nel guanto di velluto
E un martello contro il mio cuore
Eri una volta una tale creatura, un così allegro,
Schietto, spassionato compagno,
Che non avrei mai detto nè creduto
Mentre una verità spostavi nell'aria,
Che per quanto li amassi per i loro difetti
Come per i loro pregi,
I miei amici non erano che nemici sui trampoli
Con la testa fra nuvole d'astuzia!
 
E ora vado a letto. Ho un po' di idee da buttar giù, per almeno 3 romanzerie. Se tutto va bene, dovrei riuscire a scrivere qualcosa domani; il problema, comunque, è sempre lo stesso: l'alunno è intelligente ma non si applica...
 

 

14 nov 2009

Zibaldone

"Sono del parere che ciascuno ha il proprio ruolo nella creazione, ma la creazione della creatività compete a pochi, a quelli che sanno fare partecipazione come diceva anche Gaber, a quelli che ci provano con un cervello nel cesso senza tirare lo sciacquone, a quelli che ci stanno a prescindere dall'essere d'accordo, a quelli che hanno dentro un'idea che a volte diventa qualcosa di irrecuperabile e altre volte si manifesta squarciando con un urlo la piatta monotonia di un foglio bianco. Mi piace la contingenza di un'idea che spinge e che chiede spazio, d'altra parte cosa sarebbe stato il mondo senza un'idea che ci facesse alzare dal letto... soltanto il suono vacuo di una sveglia..."

E' bello constatare che l'iniziativa che stiamo cercando di realizzare (e di cui si parla nel post precedente) sia piaciuta a molti, che hanno manifestato interesse e voglia di essere coinvolti. Ciò che leggete qui sopra è forse il commento più bello che abbiamo ricevuto, scritto dal Professor Jack e che la costituenda redazione incassa con orgoglio.
Leggendolo mi sono tornati in mente dei versi di una canzone di Guccini, un altro antidolorificomagnifico che posto in questo spazio in quanto ormai non serve più. Potete scoltarla QUI (aprite il link tenendo schiacciato il tasto Control, se volete continuare a leggere). La verità è che io "sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare", e l'idea che ho avuto penso sia un modo per mettere in atto questi versi.
Guccini per me è stata una scoperta tarda, ricordo che una sua canzone era contenuta in un album-raccolta che ha modificato per sempre il mio modo di approcciare la musica (ma questa è un altra storia, che prima o poi racconterò). Poi, un pomeriggio di tanti anni fa (più di un lustro, cazzo!), mentre girovagavo per la mia isola felice ho comprato "Stanze di vita quotidiana". Così, d'impulso. Ebbene, quell'album insieme a un libro che stavo leggendo in quel periodo ha causato in me un terremoto, che ha contribuito a rendermi la persona che sono ora. E mi diverte il fatto che, per motivi contingenti, io non disponga più di quei due oggetti: l'album alberga da tempo nella macchina di Doktor Terror (insieme al resto della mia collezione di cd, che lui ormai spaccia per sua); il libro (coi suoi margini mangiati e le macchie di cenere, caffè e calde lacrime) è invece chissà dove, a ricordarmi per sempre che "Vedi cara" è una stronzata (ma questa è un'altra storia ancora). Credo sia giusto così. Forse prima o poi lo ricomprerò, per poi lasciarlo in bella vista sulla libreria. Sperando che un giorno un eventuale cucciolo di Nemico lo legga.

FRANCESCO GUCCINI - QUATTRO STRACCI

E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai.
Sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai;
quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto,
fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano
e cancellarmi è tutto quel che fai;
ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai!

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità,
ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità.
Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi "also sprach" di maturazione
o è un' illusione pronta per l'uso da eterna vittima di un sopruso,
abuso d' un mondo chiuso e fatalità;
ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare,
ma non raccontare a me che cos'è la libertà!

La libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia,
di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi qui a casa mia,
la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico,
che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare,
un tipo perso dietro le nuvole e la poesia,
ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare:
fare l' amore, tirare tardi o la fantasia!

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla,
ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla;
io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre,
tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte,
poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla:
le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte
ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla!

Per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me,
ma non c'è un alibi, non c'è un rimedio, se guardo bene no, non c'è un perchè;
nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d' esser puttana,
quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori
ed hai annullato tutti fuori che te,
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri,
persa a cercar per sempre quello che non c'è,
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è,
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è...





13 nov 2009

Senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo

E’ da un po’ di tempo che un’idea mi sconfinfera nella mente. Io vengo spesso pervaso da passioni folgoranti, estemporanee e momentanee: solo nell’ultimo anno ho provato nell’ordine a suonare la chitarra, risolvere il mistero del Mostro di Firenze (che non è Pacciani, di questo sono sicuro), imparare il linguaggio Sioux, diventare un esperto di disastri aerei, aprire un centro benessere e/o un pub. Sono passioni che mi coinvolgono totalmente per alcuni giorni, per poi venire regolarmente accantonate e sostituite. Per questa idea invece è stato differente, è un qualcosa di concreto che si è sedimentato nel mio cervello fino a farmi decidere di provare a metterla in atto.

Tutto è nato una sera, durante una cena a casa dei miei genitori in cui mio fratello ha detto che la nostra è “una famiglia di cervelli buttati nel cesso”. Niente da eccepire su questo, la nostra è una grande famiglia (di nome e di fatto) in cui ogni membro ha una qualche vena creativa, che periodicamente emerge come da un fiume carsico: c’è chi dipinge, chi scrive prosa, chi poesia, chi suona, chi realizza cortometraggi. Nessuno di noi, con qualche eccezione, ha però cercato di rendere quest’inclinazione un lavoro, e quindi ognuno è finito a guadagnarsi da vivere come può. Il risultato è una grande casa (anche qui, di nome e di fatto) in cui non ci si annoia mai, ma si è più o meno tutti a carico.
Ebbene, se è vero che abbiamo buttato i nostri cervelli nel cesso, la mia idea consiste semplicemente nel rendere quel cesso pubblico. Mi piacerebbe creare un sito internet in formato rivista, in cui un gruppo di parenti e amici dia sfogo alle proprie pulsioni creative. Una sorta di aggregatore quindi, che sia anche punto di ritrovo e di confronto per persone con interessi in comune.
All’inizio ero un po’ scettico circa la reale fattibilità dell’idea, ma poi mi sono informato riguardo modalità e costi di registrazione di un dominio e l’effettiva difficoltà di realizzare da zero un sito internet: niente di impossibile. Alla fine il lavoro più grosso sarà proprio la realizzazione dei contenuti, com’è giusto che sia.

Ho deciso allora di cominciare a sondare un po’ il terreno, cercando di coinvolgere le persone che secondo me avrebbero potuto avere qualcosa d’interessante da dire. Subito dopo Nemico la prima ad essere contattata è stata Nemesi, che si è dimostrata entusiasta dell’iniziativa. Lei ha già collaborato con una rivista cartacea (“Resine”, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita…), scrivendo recensioni di mostre culturali e spettacoli teatrali nell’area di Milano. Nemico e Nemesi vanno molto d’accordo quando si parla di personaggi storici o letterari, abbastanza d’accordo quando si parla di personaggi contemporanei, per niente d’accordo quando si parla delle persone che li circondano. Il fatto che l’ultimo argomento non rientrerà tra quelli trattati dal sito mi fa ben sperare sulla proficua durata della loro collaborazione, e se si manderanno a quel paese sarà solo l’ennesima tacca da aggiungere al lunghissimo bastone su cui entrambi tengono il conto delle loro litigate. Altro membro di quella che è già una “mini-redazione” è il Figlio Intellettuale, essere antropomorfo metà medico e metà letterato. Lavorando a Bari per una nota casa editrice, contribuirà a tenere informati i futuri lettori di eventi culturali nella zona centro-sud (oltre naturalmente a contribuire con la sua scrittura creativa, cosa per la quale a mio modesto parere è molto dotato). Se la redazione del sito fosse l’Opus Dei, Nemico, Nemesi e il Figlio Intellettuale ne sarebbero i membri numerari, totalmente coinvolti nell’organizzazione. Attorno a loro ruota tutta una serie di membri non-numerari (o freelance, per usare un termine che non rimandi a superstizioni, divinizzazioni di preti spagnoli fascistoidi e speculazioni finanziarie) che con il loro materiale riempiranno le pagine della rivista virtuale. Tra questi, molti di loro sono membri della grande famiglia: in primo luogo Mythos, il patriarca, di cui ho chiesto alla Matrona (sua moglie) il permesso di pubblicare una selezione di poesie; seguono alcuni dei figli di Mythos e Matrona: Sadik, il primogenito, che ha un notevole background pulp; Satanik, pittore e fotografo semi-affermato; Lollipop, ultimo rampollo maschio di Mythos, bassista e vignettista; Nikobule, ultimogenita, classicista e appassionata di cinema. Completano la rosa provvisoria della redazione NomeCognome, studente di lettere al perenne seguito di Camerlenga, il Quinto Elemento e Larenta (sorella di Nemesi) che dovrebbe darci una mano con il logo e il design del sito. Siamo già un nutrito gruppo di persone dunque, tutte più o meno disposte a metterci del loro. Grande assente è per ora l’Uomo Focaccina, con cui ultimamente ho avuto poche occasioni per parlare. Confido però che si aggiunga anche lui al gruppo, assieme magari al Corvo cui andrebbe di diritto la corrispondenza dagli Emirati Arabi.

Ad oggi l’iniziativa è un totale work in progress, stiamo iniziando a collezionare materiale pubblicabile e cominciando a definire la macrostruttura della rivista, che non ha ancora un nome. Prometto però che aggiornerò da questo spazio (che non verrà abbandonato) voi “sparuti lettori” sui prossimi sviluppi. E comunque vada, sarà un successo.



04 nov 2009

Indennità di contingenza

 "La contingenza non è una falsa sembianza, un'apparenza che si può dissipare; è l'assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare"

Stasera, oltre alla citazione di Jean-Paul Sartre che apre il post, solo una canzoncina. Un altro antidolorificomagnifico che mi ha fatto compagnia nei mesi scorsi, un pezzo di Edoardo Bennato che forse è poco conosciuto ma merita davvero. Il testo mi ha fatto pensare a quello che è successo, a come ho vissuto e sono stato indotto a vivere un mio periodo di incredibile fragilità. Un periodo non felice, che ora però è alle spalle. Fortunatamente ho avuto la forza di alzarmi e scappare, sfuggendo al giogo cui "dotti, medici e sapienti" mi tenevano legato. 
Ora che tutto è passato, ho recuperato quel pizzico di arroganza necessaria per "spararvi sulla faccia quel che penso della vita". Quindi beccatevi questa canzoncina, dedicata a tutti i dotti, medici e sapienti che periodicamente passano a controllare se su questo blog è comparso qualcosa di nuovo che li riguarda (non sono paranoico, è solo che Google Analytics rivolta anche i calzini a voi ignari "sparuti lettori"). La trovate QUI. Se volete ascoltarla continuando a leggere il resto del post, aprite il link tenendo premuto il tasto Control della vostra tastiera.

Il testo esprime il punto di vista di Nemico su una storia che lo riguarda. Una storia in cui, su alcuni punti, lui ha oggettivamente ragione. E, come ha detto una volta Camerlenga, Nemico quando sa di avere ragione è davvero un cattivo cliente... 
I dotti, medici e sapienti però non hanno di che preoccuparsi: non ci sono intenti bellicosi. Chi odia Nemico potrà continuare ad essere convinto della storia che si è sentito ripetere mille volte. E una storia, se ripetuta all'infinito, diventa senso comune.

DOTTI, MEDICI E SAPIENTI

E nel nome del progresso
il dibattito sia aperto,
parleranno tutti quanti,
dotti medici e sapienti.

Tutti intorno al capezzale
di un malato molto grave,
anzi già qualcuno ha detto
che il malato è quasi morto.

Così giovane è un peccato
che si sia così conciato,
si dia quindi la parola
al rettore della scuola:

"Sono a tutti molto grato
di esser stato consultato,
per me il caso è lampante
costui è solo un commediante"

"No, non è per contraddire
il collega professore,
ma costui è un disadattato
che sia subito internato" 

Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi,
per il giovane in questione.

"Questo giovane malato
so io come va curato,
ha già troppo contagiato
deve essere isolato.

Son sicuro ed ho le prove
questo è un caso molto grave,
trattamento radicale
prima che finisca male"

"Mi dispiace dissentire
per me il caso è elementare,
il ragazzo è un immaturo
non ha fatto il militare"
 
Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi,
per il giovane in questione. 

"Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante, io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare.

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
di alzarsi e scappare anche se si sente male,
che se si vuole salvare, deve subito scappare"



02 nov 2009

L'inutilità della puntualità

Qualcuno dei miei "sparuti lettori" protesta del fatto che io non scriva più. Ebbene, ha ragione.
Il tempo non manca (quello è sempre stato poco), nè io ho smesso totalmente di scrivere. Semplicemente, ho un po' abbandonato questo spazio... Non so perchè, le idee non hanno certo smesso di fluire insieme all'acqua della doccia (il mio pensatoio segreto)... Eppure, non ho più il mordente per trasformarle in qualcosa che imbratti queste pagine. Sarà che in tutte le cose che ho fatto non sono mai riuscito  a darmi un metodo, ed è vero anche che un "metodo" applicato a questo spazio ne avrebbe snaturato l'essenza (non sono mica un bloggatore col maglioncino blu girocollo che dalla sua stanzetta commenta giornalmente e arrogantemente tutto ciò che accade nel mondo...)
Avrei anche molte storie da raccontare, gli ultimi mesi sono stati abbastanza intensi: ci sono state feste, abbandoni, viaggi, ritorni, scoperte, cazzeggio, rabbia e allegria, il tutto tempestato di sigarette, birra e amari alle erbe. Tempo al tempo, e magari ne scriverò qualcosa.

Comunque, sono qui. E mi piace. Il rumore dei tasti che battono al computer qualcosa di mio ha sempre un suo perchè. Ora che poi ho installato Linux come sistema operativo, ho anche una nuova interfaccia molto più semplice e fashion (ebbene si).
Già perchè chi è sempre stato abituato a Windows, pensa che sia il migliore e unico sistema operativo del mondo. E allora giù i pomeriggi a cercare add-on, antivirus e programmini aggiuntivi che permettano di usare il proprio computer come si desidera, scendendo irrimediabilmente a compromessi. Poi un giorno si scopre che esiste qualcos'altro, che permette davvero di configurare un computer a propria immagine e somiglianza. Un software libero, più stabile, gratuito e intuitivo. Qualcosa che, dopo un primo periodo di adattamento, senti subito tuo. E allora ti domandi come cazzo hai fatto a usare Windows fino a quel momento, a non accorgerti dei suoi limiti lampanti, a pensare che non potesse esistere nient'altro al mondo di migliore, e ti rendi conto che gli assoluti esistono solo per chi ha orizzonti ristretti.

Ecco, questo è quello che più o meno mi è successo. Dunque, sono tornato. Ed è così bello tornare a lanciare parole nell'etere...



Lascio con uno dei miei "antidolorificimagnifici", roba che mi ha tenuto su nei momenti più bui. Alcuni esprimono rabbia, altri rassegnazione, altri ancora sono semplicemente divertenti. Comunque, tutti esprimono me.
Ho deciso che passeranno da qui, dato che a me ormai non servono più. Quindi, parafrasando un tizio genovese che trascorreva le giornate con quattro amici al bar, "vi lascio una canzone". Il titolo è lo stesso di questo post, e il messaggio è che "Milano non è la verità". La trovate QUI.