02 nov 2009

L'inutilità della puntualità

Qualcuno dei miei "sparuti lettori" protesta del fatto che io non scriva più. Ebbene, ha ragione.
Il tempo non manca (quello è sempre stato poco), nè io ho smesso totalmente di scrivere. Semplicemente, ho un po' abbandonato questo spazio... Non so perchè, le idee non hanno certo smesso di fluire insieme all'acqua della doccia (il mio pensatoio segreto)... Eppure, non ho più il mordente per trasformarle in qualcosa che imbratti queste pagine. Sarà che in tutte le cose che ho fatto non sono mai riuscito  a darmi un metodo, ed è vero anche che un "metodo" applicato a questo spazio ne avrebbe snaturato l'essenza (non sono mica un bloggatore col maglioncino blu girocollo che dalla sua stanzetta commenta giornalmente e arrogantemente tutto ciò che accade nel mondo...)
Avrei anche molte storie da raccontare, gli ultimi mesi sono stati abbastanza intensi: ci sono state feste, abbandoni, viaggi, ritorni, scoperte, cazzeggio, rabbia e allegria, il tutto tempestato di sigarette, birra e amari alle erbe. Tempo al tempo, e magari ne scriverò qualcosa.

Comunque, sono qui. E mi piace. Il rumore dei tasti che battono al computer qualcosa di mio ha sempre un suo perchè. Ora che poi ho installato Linux come sistema operativo, ho anche una nuova interfaccia molto più semplice e fashion (ebbene si).
Già perchè chi è sempre stato abituato a Windows, pensa che sia il migliore e unico sistema operativo del mondo. E allora giù i pomeriggi a cercare add-on, antivirus e programmini aggiuntivi che permettano di usare il proprio computer come si desidera, scendendo irrimediabilmente a compromessi. Poi un giorno si scopre che esiste qualcos'altro, che permette davvero di configurare un computer a propria immagine e somiglianza. Un software libero, più stabile, gratuito e intuitivo. Qualcosa che, dopo un primo periodo di adattamento, senti subito tuo. E allora ti domandi come cazzo hai fatto a usare Windows fino a quel momento, a non accorgerti dei suoi limiti lampanti, a pensare che non potesse esistere nient'altro al mondo di migliore, e ti rendi conto che gli assoluti esistono solo per chi ha orizzonti ristretti.

Ecco, questo è quello che più o meno mi è successo. Dunque, sono tornato. Ed è così bello tornare a lanciare parole nell'etere...



Lascio con uno dei miei "antidolorificimagnifici", roba che mi ha tenuto su nei momenti più bui. Alcuni esprimono rabbia, altri rassegnazione, altri ancora sono semplicemente divertenti. Comunque, tutti esprimono me.
Ho deciso che passeranno da qui, dato che a me ormai non servono più. Quindi, parafrasando un tizio genovese che trascorreva le giornate con quattro amici al bar, "vi lascio una canzone". Il titolo è lo stesso di questo post, e il messaggio è che "Milano non è la verità". La trovate QUI.


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