03 ago 2010

Cristo è grande

E' un periodo di fiacca per il blog. Per un motivo o per l'altro non bazzico qui ormai da più di un mese ma, come diceva una famosa canzone, "Cristo è grande". Ecco dunque che dal nulla il caro Juanna ha deciso di ergersi a nuovo scrittore contingente, sottoponendomi un suo racconto per la pubblicazione. Lo trovate qui di seguito, e chissà che vedere ancora imbrattate queste pagine non mi spinga a riprendere il filo di tutto ciò che qui ho lasciato in sospeso...

JUANNA PRESENTA: IL CARISSIMO AMICO D'INFANZIA

Party Boy camminava solo e scoglionato sulla sabbia: con lui c’erano l’asciugamano, il suo costume ed il pacchetto di Winston red classic ma… non solo! Qualcuno lo seguiva silenziosamente. Era triste e solo: Nemico, Corvo e tutti gli altri erano lontani e chissà quando sarebbero tornati, una ragazza manco a parlarne e voglia di studiare allora pari a zero se non meno. Passava le giornate nuotando,chiacchierando col bagnino e raccontando barzellette spinte a ragazzi più piccoli di almeno dieci anni: che tristezza!!!

Pensava a quanto facesse cagare la sua vita in quel periodo... a quanto lui facesse cagare in quel periodo... che palle!!!

Camminava per ore ed alla fine si sdraiava sulla sabbia impanandosi come una cotoletta di stronzo; anche quel giorno fece così ma… qualcosa non andava: si sentiva pedinato, osservato da qualcuno o qualcosa e…sì, giusto, ma chi o cosa??? Era nervoso, si fermò e fece per stendere l’asciugamano quando il chi/cosa si manifestò con un potentissimo “pacchero” sulle sue natiche:

- Ehi soldato margiale, ti ricordi di me? 

Era il suo carissimo amico d’infanzia,il fidatissimo caro vecchio Renato: rissoso, bellicoso ma simpatico e provvidenziale come sempre… ah Renato! Ma che cazzo di fine aveva fatto tutti quegli anni???

Questo graditissimo fantasma del passato era stato grande amico e compagno di squadra di Party Boy tanti anni prima, sicuramente aveva un carattere tutto particolare (attenti a non provocarlo, mai! Nemmeno per gioco, reagisce violentemente) ma con lui ci si divertiva sempre e al tempo stesso si poteva anche affrontare un discorso serio o magari confidargli un segreto importante tanto, il fidatissimo Renato, non t’avrebbe mai tradito.

- Cazzo!!! Renatoooooooo!!!... Che bella sorpresa e… che dolore di chiappe!!! Cosa mi racconti, che fai, che dici??? Sei sempre un fedele seguace di ”Maria”??? Ahahahahah!!! 

Dopo venti secondi scarsi i due avevano abbandonato ogni futile domanda di rito e stavano già trincando una Dreher da tre quarti ciascuno, poi la seconda, poi ancora la terza e… alla fine, una bella sigaretta artigianale dalle proprietà organolettiche "stupefacenti", "narcolettiche"… insomma un cannone a tre cartine che non si poteva mantenere nemmeno con due mani per quanto era lungo.

Renato era un mago della cannabis, un artista della droga leggera: quando c’era da fumare tirava fuori estro, fantasia, rapidità d’esecuzione e, soprattutto, risultati eccezionali; liberava il genio che albergava nella sua “capa-matta” tanto da meritarsi il titolo di McGiver dello spippettamento. Una volta ad un falò, resosi conto della mancanza assoluta di cartine e filtrini, aveva sfilato la cintura dai pantaloni di un povero cristo che dormiva ubriaco (si trattava proprio di Party Boy), l’aveva arrotolata e, tappandola da un lato con una moneta, ne aveva fatto una pipa di cuoio che tirava una bellezza e poteva ospitare nel braciere il contenuto di quattro canne, se non di più.

Gli amici passarono insieme tutta la giornata raccontandosi ben otto anni di vita che non avevano condiviso, ricordando gli aneddoti più divertenti che li avevano visti protagonisti e, spinti anche da marijuana ed alcool, risero in continuazione. Ridevano di tutto: del mondo, degli altri, di loro stessi e pure del rumore mitragliante dei propri peti…ahahah…mamma santissima che fetore!!!

Quella sera il nostro nuotatore solitario tornò a casa contentissimo (ed affamatissimo!!!), felice, con il cuore colmo della gioia di chi ha recuperato una cosa preziosissima: la gioia di chi non si sente più solo. Si fece una doccia, mangiò come un maiale e cadde poco dopo tra le braccia di Morfeo.

Il mattino seguente Party Boy si alzò di malumore, aveva fatto un incubo: nel sogno qualcuno lo trascinava via dopo averlo legato e nonostante gridasse: “Aiuto!” nessuno lo soccorreva. Nemmeno Renato, nemmeno il suo fidatissimo amico che, anzi, se la rideva facendogli “ciao-ciao” con la mano. Pensò: "Mah…certo che ne fa di danni Maria Giovanna!!!"

Il sole tornò a splendere quindici minuti dopo, quando sentì gridare da fuori:

- Soldato margialeeeeeeeeee… asati mèèè (alzati dai!!!) forza che ci facciamo un giro…e sbrigati!!!

I due fecero il bagno in un mare piatto come una tavola e poi andarono in un angolo nascosto della piazzetta (la “gubbia”, dei gradoni nascosti dalle palme). Lì trovarono alcuni amici di Renato e si unirono a loro.

Party Boy notò che non si trattava di intellettuali, che non dicevano una sola parola in italiano e che provavano disprezzo per i “ricchioni” ed i “negri” ma tutto sommato erano simpatici: non sembravano violenti e soprattutto pendevano letteralmente dalle sue labbra, ridevano alle sue battute e gli facevano una caterva di domande, gli chiedevano qualsiasi informazione possibile ed immaginabile. Pensò: "Cazzo…ho fatto colpo!!!"

C'erano anche tre ragazze tra loro: molto truccate, molto sguaiate ma anche tanto bone e provocanti: se ne stavano in perizoma a farsi spalmare la crema sui glutei da quei ragazzi e reagivano ad ogni apprezzamento con un vaffanculu tie e mammata oppure con un più laconico ma non meno efficace chiteshtramuertoooo. Una di loro in particolare, la Jessica, sembrava alquanto attratta da Party Boy e ad ogni sua barzelletta si sbellicava dalle risate ed appoggiava la testa profumata sulla spalla di lui con fare da gattamorta. 

- Cazzo di Buddha… rifletteva il Rosolino dei poveri …ma vuoi vedere che ho fatto centro sul serio?!?! 

Piccolo dettaglio da non tralasciare: erano tutti strapieni di maria e cioccolato. Fornitissimi, fumavano come le ciminiere dell’ILVA di Taranto e se qualcuno accendeva uno spippardone gli altri cominciavano già a riempire un cilum o a preparare il bonga…che organizzazione, porca puttana che organizzazione!!!

Immersi piacevolmente in quella Sodoma di zoccolette, spinelli e birroni ghiacciati i due friends apparivano assai diversi: Party Boy sembrava estasiato, eccitato, felice come uno squalo in mezzo ad un branco di tonni, mentre Renato si mostrava semplicemente a suo agio. Entrambi però bevevano e spippettavano come dannati. Trascorsero così tutta la giornata.

Mister Winston rincasò ancora più fatto della sera precedente, decisamente più affamato ma sicuramente più soddisfatto che mai: aveva trincato e fumato come una bestia senza tirare fuori un euro per due giorni di fila, aveva conosciuto gente nuova: ragazze, "femmine" nuove (e tra l’altro che culi!!!), si sentiva vivo, forte e pure figo.

Stanchissimo mangiò e si coricò senza nemmeno lavarsi, sprofondando immediatamente in un sonno pesantissimo ma…di nuovo quel sogno tremendo, con qualche piccola variante però: gli uomini che lo trascinavano via erano visibili e neri, Renato non rideva ma questa volta gli voltava addirittura le spalle. Fu svegliato da una voce lontana che urlava:

- Soldato margialeeeeee… Asati mèèè… Prendi lo zaino ed esci che andiamo al bar… Sbrigati che ho sete!!!

Invece andarono direttamente nella gubbia e vi trovarono le stesse persone del giorno precedente. Si rideva, si chiacchierava, si fumava come al solito ma c’era una strana atmosfera: erano tutti preoccupati per via di una macchina dei Carabinieri che faceva su e giù dall’altro lato della piazzetta, tutti vigili ma non per questo scoraggiati o spaventati e, anzi, le canne giravano a tre alla volta con il solito cicileooo… jeo-jeo-jeo! 

Ad un certo punto Renato mise il suo fumo nello zaino di Party Boy e si allontanò un attimo; tornato disse:

- Wuè Già…il materiale lasciamolo nella tua borsa che io non ho tasche e m’impauro che lo perdiamo

L’amico annuì e fece finta di non capire il vero motivo di tanta cura nella custodia della sostanza. Pensò: 

- E’ il prezzo da pagare per tutto ciò che sto bevendo e sfumacchiando gratis, è giusto che anch’io corra qualche rischio… Se si avvicina qualcuno faccio venti metri di corsa fino alla spiaggia e butto tutto in acqua e poi… Per un amico come Renato, questo ed altro! 

Il giorno dopo Party Boy notò due cose che lo turbarono non poco: tutta l’allegra compagnia degli scoppiatoni utilizzava il suo zaino come contenitore di droga senza nemmeno chiedere il permesso e gli altri, comprese le ragazze, non lo cacavano più come prima. Piuttosto, lo prendevano in giro con una certa facilità; non proprio con cattiveria, ma con insistenza.

Alle due del pomeriggio il nuotatore andò a casa a preparare il pranzo e ad aspettare l’ospite d’onore, il fidatissimo e carissimo Renato, che si presentò con un’ora di ritardo e con tre tizi non invitati: tre loschi figuri che senza gergo o codici particolari si “qualificarono” come spacciatori e tra un piatto e l’altro si fumarono pure li mortacci loro, offrendo a chi li ospitava giusto le briciole di tutto il ben di Dio che si erano portati dietro.

Party Boy pensava: 

- Ma guarda ste teste di cazzo!!!... Questi mi fanno passare un guaio… Ma sono amici di un mio amico, la porta è chiusa a chiave, i miei non ci sono, i vicini vengono dal Piemonte e non conoscono i ragazzi autoctoni. Se arrivano gli sbirri prendo tutto e butto nel cesso, tiro lo scarico e mando le cose nella fogna… Tranquillo, devo stare tranquillo e poi… Per Renato questo ed altro, se lo merita!
Fortunatamente andò tutto bene, senza allarmi e senza problemi, che sollievo!!! Quella notte però ancora il solito maledettissimo incubo.

La mattina seguente i due amici erano soli sulla spiaggia, già fatti e strafatti, quando Renato esordì: 

- Wuè Già… Imprestami lu cellulare che il mio sta scarico di batteria, devo fare giusto due chiamate da trenta secondi ciascuna

La risposta fu ovviamente positiva e poi le telefonate: 

- Ehi, sono io. Sto sulla spiaggia, vienimi a cercare. Ciao.

- Pronto… Sono io, raggiungimi e porta qualcosa per passare il tempo: un mazzo di carte, un pallone, che ne so… Qualcosa per divertirci, scegli tu cosa!

Arrivarono i tre pusher del giorno precedente con la solita strumentazione, “ lu materiale”. Erano così sballati che cominciarono a rullare davanti a tutti e Renato, che era più fuori di loro, contrattò il prezzo e li pagò sotto gli occhi di vecchi, bambini, famigliole ed estranei vari che fingevano di non vedere e non sentire. Poco dopo andarono tutti a farsi il bagno e sembravano allegri ma uno di loro, in realtà, si stava cacando in mano.

Party Boy, assalito da un forte sospetto, tornò indietro con la scusa dell’acqua troppo fredda e controllò il telefonino dell’amico e…come aveva intuito, la batteria era perfettamente carica.

In quel momento, più che felice come uno squalo in mezzo ad un branco di tonni si sentiva spaventato come un culo in mezzo ad un branco di cazzi duri… no… erano cazzi amari!!

Renato gli metteva in tasca e nello zaino quantitativi di cannabis tali da far scattare la presunzione di spaccio, gli portava in casa delinquenti veri e propri, gli chiedeva in prestito il cellulare apposta per chiamare gli spacciatori. Chiunque poteva vedere Party Boy farsela con persone che acquistavano, vendevano o consumavano erba a manetta anche in pubblico, senza la minima precauzione. Il carissimo e fidatissimo amico d’infanzia lo stava tenendo a portata di mano come futuro o eventuale capro espiatorio: gli serviva un fesso a cui scaricare colpe e responsabilità nel caso in cui avesse avuto bisogno di pararsi il culo; anzi, se lo stava già parando visto che il fesso l’aveva ormai trovato.

Party Boy non era mai stato un’aquila ma non lo si poteva considerare proprio l’ultimo dei coglioni ed anche se tardi, aveva capito tutto: il pericolo, ciò che avrebbe potuto perdere, chi fosse il suo vecchio amico e che nomea potessero avere tutti quelli che lo circondavano; decise di sganciarsi da Renato al più presto ed una volta per tutte ma non immediatamente: voleva e doveva scegliere il momento più opportuno.

Un’ora dopo i due “amici” rimasero soli ed il nuotatore simulò un forte dolore di stomaco per tornarsene a casa. Nel breve tragitto l’altro gli confidò di aver compiuto un fottiò di reati (alcuni con aggravante ed altri con possibili attenuanti), di essere stato iscritto nel registro degli indagati e, quasi con orgoglio, di aver trascorso tre mesi in galera per traffico di stupefacenti. Si salutarono con una fugace stretta di mano.

Party Boy preparò la valigia terrorizzato, incazzato e al tempo stesso deluso. Poi si addormentò. Quella notte gli uomini neri che vennero in sogno ad acciuffarlo avevano le strisce rosse sui pantaloni. All’alba si fece accompagnare dal padre a Brindisi dove prese il treno per Bari (la sua città natale) con la scusa di una festa di laurea. Viaggiando, pensava: 

- Ma come cazzo ho fatto a cacciarmi in questo pasticcio??? Quello non è il mio amico Renato, è il suo gemello cattivo… No… E' proprio lui… Peccato però, era leggermente manesco ma non delinquente, cazzo che brutta fine ha fatto!!!... Ed io posso essere così minchione da mettere a repentaglio la libertà, la reputazione, il mio futuro e la stima dei miei familiari per due canne e tre birre al giorno???!!!... Non credo, non esiste!!!... Renà,sai che c’è??? Vaffanculo!!!

L’altro provò a chiamarlo per tre giorni consecutivi senza alcuna risposta. Il quarto gli mandò un sms:

- Wuè soldato margiale, perché non mi rispondi? Che fine hai fatto?

Party Boy gli scrisse : 

- Il soldato margiale è in congedo permanente. Addio, mio carissimo amico d’infanzia!!!

I due non s’incontrarono nè si contattarono più. Del resto, la loro vera amicizia era morta circa otto anni prima, e tale doveva rimanere: morta. 

2 commenti:

Credo di aver capito chi sia il "RENATO" del racconto

Eheheh... Invece io non ho capito chi sia tu...