08 giu 2010

There's no lyrics. It's about dying.

Quattro anni fa. Un pomeriggio di tarda primavera.

Tornare dal supermercato con le buste della spesa in una mano e un Powerade al limone nell'altra, come sempre. Come piace a me.

Ricevere una telefonata. Realizzare che a volte il "come sempre" non dipende da noi.

Salire nell'appartamento, quello con l'articolo determinativo. Aprire la finestra che dà sul grande albero, quello che quasi si può toccare.

Mettere su una canzone. Qualcuno che arriva e dice: "Cos'è questa musica? E' per caso morto qualcuno?"

Ridere, sempre e comunque.

Notte. Sferragliare del treno. Sentirsi soli come mai prima.

Mattino. Piccola città, bastardo posto. Vegliare su chi più di tutti è rimasta sola. Ore in piedi, io e il Corvo.

Sepoltura. Un capannello di anziane signore si forma vicino al feretro. Piangono, urlando ossessivamente: "Toccate quest'uomo, era un santo!!" Party Boy si avvicina e lo tocca. "Che cazzo fai?" "E magari porta bene..." Party Boy ha fatto il suo dovere, regalandomi una memorabile funeralata.

Casa, interno giorno. Condoglianze. C'è chi porta da mangiare, come antica usanza. Le ultime zie e i primi nipoti vanno al supermercato a comprare alcolici. Perchè nei momenti difficili la nostra famiglia si fa sempre compagnia con una buona bottiglia, da "bere responsabilmente".

Abitacolo della macchina. La sua. Supermarket e ritorno. Specialità della casa: limonata corretta. Aprire il portabagagli per caricare la spesa, e trovare il suo ultimo vezzo: un cappello stile borsalino. Tipico dei pensionati, direte voi. Era rosa shocking, vi dico io. Lo guardo, lo indosso, scruto l'orizzonte. Il momento viene immortalato. Più che stupore, il ritrovamento suscita curiosità. Negli anni ci eravamo abituati alle sue mise anticonvenzionali, peccato non abbia avuto il tempo per godersi quello strano copricapo. Peccato per tante altre cose. Ha passato la vita a sproloquiare a destra e a manca, per poi andarsene beffardamente in silenzio. Il suo clan però continua l'opera da dove lui ha lasciato. Letteralmente, partendo da quel cappello rosa nuovo di pacca.

Un'eredità immensa e profonda, riassunta da quell'assurdo accessorio. Mi sembra pienamente nel suo stile.


Oggi. Una notte di tarda primavera. In casa risuona la stessa canzone di quattro anni fa. Anche se stavolta non è morto nessuno.

3 commenti:

amen!
adesso mi piacerebbe avere tra le mani un po' di quella limonata corretta....

Già... Magari un giorno di questi ci attrezziamo e organizziamo una "cena allegra", che dici?