01 mar 2009

Se sei gay non puoi giocare


Siamo ancora alle prese con un episodio di discriminazione nei confronti degli omosessuali, questa volta con risvolti paradossali: è successo che Microsoft, sulla sua community X-Box Live, abbia sospeso l'account di una giocatrice (il cui nickname è Theresa) che alludeva alla sua omosessualità nelle informazioni inserite nel suo profilo.
In pratica, il profilo in questione lasciava intendere che chi giocava fosse lesbica; come purtroppo accade spesso, Theresa è stata subissata dagli insulti degli altri giocatori della community. Ma è di Microsoft il vero colpo di genio: applicando la sua policy, sospende l'account perchè, testuali parole "è proibito agli utenti di identificarsi con caratteristiche proprie che potrebbero irritare gli altri". Il messaggio che ne scaturisce è questo: non è chi ti insulta ad essere un barbaro, sei tu che li istighi. Ovviamente la società di Bill Gates non ha intezione di impedire a vita l'accesso a Theresa, ma solo finchè non modificherà i suoi dati.

Onestamente trovo tutta la questione terrificante, per diversi motivi: primo mi piacerebbe si prendessero provvedimenti principalmente contro chi si è reso responsabile degli insulti, secondo vorrei che non fosse negato alle persone di poter esternare il proprio modo di essere (qualunque esso sia). Quest'ultimo aspetto penso sia ancora più rilevante per le persone omosessuali, che fanno giustamente dell'outing un momento importante di propria affermazione sociale. In qualunque sede.

Senza soffermarmi su quanto mi deprima il fatto che il tema della tolleranza verso le persone omosessuali sia ancora attuale, ho l'impressione che, parafrasando una canzoncina appena presentata al nostro festival della musica nazionalpopolare, Theresa, che era gay, potrà tornare a giocare su X-Box Live solo quando starà con lui.

Se volete informazioni complete sulla vicenda (in inglese), potete trovarle qui.

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